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domenica 31 agosto 2008

- l’inganno del taglio delle tasse. Paga Pantalone!

Non è neanche il caso di ricordare che il centro-destra aveva promesso, e non mantenuto, di tagliare le tasse tra il 2001 e il 2006. Non è neanche il caso di notare che il centro-destra alle elezioni del 2008 ha promesso, e non mantenuto, di tagliare le tasse. Ma come, dirà qualcuno, e il taglio dell’ICI per la prima casa? Vediamo: intanto l’ICI era stata tagliata già da Prodi per il 40 per cento, ma la questione è un’altra. La questione è che sono state tolte risorse ai Comuni. E allora questi che fanno? Ma perbacco, si indebitano, è ovvio. Negli ultimi dieci anni gli Enti Locali hanno emesso obbligazioni nella misura dell’870 per cento in più (ottocentosettanta per cento...) rispetto al 1998. Debiti per giunta avvelenati da una valanga di derivati: 35 miliardi in valore (fonte “La Repubblica” del 28 maggio 2008, pagina 13). I derivati sono una sorta di assicurazione su un’operazione finanziaria. Nati per ridurre o eliminare il rischio associato ad alcune variabili - per esempio i tassi di interesse, i cambi tra le valute, i prezzi delle materie prime - hanno finito per diventare prodotti finanziari altamente speculativi e molto complessi. In sostanza - dicono gli esperti - si tratta di “scommesse” pure e semplici, giocate da persone che quasi mai conoscono i meccanismi del gioco. Un po’ come il Lotto, che tanti italiani si ostinano a giocare, ignari del fatto che le probabilità di vincita sono le più basse di qualsiasi altra lotteria. Gli effetti dei derivati possono essere disastrosi (vedi scandalo Parmalat) e in genere si vedono solo dopo diversi anni. Così (si vada a vedere la trascrizione della trasmissione “Report” del 14 ottobre 2007 all'indirizzo www.report.rai.it) capiterà che per molte nuove amministrazioni dei prossimi anni arriverà la sorpresa di debiti accumulati dagli amministratori precedenti. Una follia. Il debito pubblico degli Enti Locali, dieci anni fa, corrispondeva allo 0.7 per cento del debito pubblico nazionale. Oggi corrisponde al 7 per cento. Sostanzialmente, molti dirigenti politici, purtroppo non sempre solo quelli di centro-destra, giocano a spostare i debiti da una parte all’altra e alla fine paga Pantalone, cioé noi contribuenti. Un esempio clamoroso, ma poco pubblicizzato da questo punto di vista, sarà la vendita dell’Alitalia, sempre che avvenga. La compagnia aerea nazionale - carica di debiti - verrà divisa in due compagnie. La parte “buona” verrà venduta ai privati (che ci faranno su profitti). La parte “cattiva” (Bad Company) quella con i debiti, non si sa che fine farà, ma si sa che i debiti verranno pagati dallo Stato, cioé da noi. Berlusconi è stato bravo a servirsi dell’Alitalia nella campagna elettorale? Eh sì, è molto bravo a prenderci in giro... La sua popolarità sarebbe la stessa se la gente fosse più informata e colta? Scuola, se ci sei, batti un colpo! Ma forse no, il ministro si chiama Mariastella Gelmini, è bresciana ed è andata a fare l'esame da avvocato a Reggio Calabria e si guarda bene dallo spiegare il perché. Vincenzo Masotti

venerdì 15 agosto 2008

- coraggio: c'è di peggio

- La truffa dell'immondizia rimossa

(da Micromega) di Pancho Pardi Il governo è la televisione. Ciò che si vede c’è, ciò che non si vede non c’è. La ripulitura del centro viene continuamente rappresentata e nella messa in scena scompaiono i suoi caratteri approssimativi. E pur vedendone l’aspetto precario, gli elettori di centrosinistra non possono non riconoscerla e allo stesso tempo devono ammettere la disastrosa insufficienza della classe dirigente di centrosinistra che ha lasciato marcire la situazione oltre ogni limite immaginabile per poi consegnare al mago la possibilità di usare la sua bacchetta magica. Se ha senso ora collaborare col governo perché non l’hanno fatto prima quando il governo era nostro? Perché hanno rinviato a dopo ciò che dovevano fare subito? Ora viene messa in scena la pulizia napoletana ma la regione resta invasa e inquinata. Discariche aperte d’autorità e militarizzate accolgono la spazzatura urbana e non si sa quanto ciò possa durare. Altre discariche vengono aperte nei luoghi meno densi di popolazione, meno problematici dal punto di vista del consenso elettorale, ma proprio perciò pregiati come riserve di spazio e di silenzio. La città invia la sua spazzatura lontano da sé e inquina luoghi che da sé non avrebbero mai saputo e voluto inquinarsi. L’Irpinia orientale deve subire gli effetti peggiori di una metropoli che non ha mai saputo trovare la misura per autoregolarsi. Gruppi spontanei testimoniano la realtà incombente della terra dei fuochi. L’area metropolitana è segnata da un reticolo di discariche occasionali, non estinguibili e di continuo rinnovate, dove i fuochi bruciano notte e giorno. I ritratti da satellite forniti da Google lo dimostrano. Vi si brucia di tutto, anche in immediata prossimità di insediamenti e colture. Sotto gli occhi dei tutori dell’ordine, nella piena consapevolezza delle popolazioni circostanti. Il Tg3 vi ha gettato un rapido sguardo. Gliene rendiamo merito, ma si può scommettere che la coltre dell’indifferenza organizzata cercherà di far dimenticare. A maggior ragione va sostenuta l’azione di chi, prima di tutto, esercita il diritto costituzionale all’informazione. Prima ancora di giudicare: raccontare e far vedere. Il compito del cronista indipendente dai poteri resta garanzia fondativa della democrazia. Non ha alle spalle il logo “Centesima visita nella terra dei fuochi” ma fa del suo meglio per mostrare la verità. PS: chi è interessato vada a vedere www.laterradeifuochi.it Si trovano una serie di video, pubblicati su YouTube che dimostrano che l'emergenza rifiuti in Campania non è finita.

venerdì 8 agosto 2008

- la paura del terzo millennio

Forse i nostri discendenti potranno dire con divertimento che la prima decade del XXI secolo era dominata dalla paura. La cosa curiosa è che si tratta di una paura indotta. Non è che la microcriminalità sia cresciuta (la grande criminalità, quella di omicidi, rapine, ecc. è diminuita) ma i mass media ci tempestano di notizie angosciose. E così, eccoci alle norme maroniane che permettono ai sindaci di emanare ordinanze spesso discutibili. Il colmo lo si è raggiunto con la multa comminata ad un lettore di libri, disteso sul prato di un giardino pubblico di una cittadina veneta. Sarà perché era straniero? Per non parlare del coprifuoco nei parchi di Novara o del divieto di stazionare in più di due persone oltre una certa ora. "La fantasia al potere" ha scritto Lidia Ravera, ironizzando su uno slogan del 68 "C'è di che preoccupare anche i più ottimisti. Che cosa si inventeranno i sindaci per compiacere l'arguto ministro? Deportazione di tutti gli stranieri inadeguati allo shopping? Arresto per detenzione di birra non regolarmente consumata con sovrapprezzo ai tavolini del pub? Fermo per adunata sediziosa agli incauti fidanzati che escono con una coppia di amici?" Si teme ogni cosa, ma soprattutto si teme di perdere quel tanto o poco che si ha. Ammesso che quello che si possiede sia qualcosa per cui valga la pena di aver paura. Fateci caso (vedi il blog www.mentecritica.net). Si teme che i propri figli siano bersaglio di cattive compagnie, ma non si fa nulla per educarli a capire. Li si abbandona ai loro passatempi, costosi e preferiti, finché sono abbastanza grandi da doverli raccomandare a qualcuno perché lavorino. Se siamo benestanti, si riesce a fare in fretta, se no si lavora a i fianchi il benestante di turno amico o feudatario cui devolvere la nostra imperitura gratitudine. Questa è la patria dei “dané” e solo quelli contano. Chi ha i “dané” ha paura più degli altri, ma è anche il peggior cattivo che ci sia. Ma RAGIONIAMO SERENAMENTE: la sensazione di insicurezza non nasce dalla crescita (che è molto limitata) dei crimini commessi da rom, extracomunitari di pelle nera, ex-comunisti albanesi o romeni. La paura nasce per l'incertezza della pena, per esempio a causa della legge che manda impuniti gli autori di gravi reati contro la persona per salvare il premier e i suoi amici. Oppure per l'indulto che rimette in libertà gente che non se l'è ancora meritata (Mastella e il centro sinistra saranno capaci di fare "mea-culpa"?) La paura cresce perché non c'è più un codice di valori condivisi (per esempio l'onestà, il rispetto per gli altri, la tolleranza, ecc.) nel quale formare i giovani e perché c'è una classe dirigente troppe volte beccata a intrallazzare, rubacchiare e commerciare all'ombra del proprio potere. Cerchiamo di non farci influenzare troppo. (per la cronaca, il libro che ha provocato la multa di cui sopra era "Cronache corsare" di Pasolini)

martedì 29 luglio 2008

- L'ALTRA CASTA

E' con molto dolore che mi sento di segnalare un libro del giornalista dell'Espresso Stefano Livadiotti: L'altra Casta, privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. Editore Bompiani (costo 15 euro). Perché in fondo il mio primo vero interesse per la poltica è nato nel 1968 in ambito Fiom (lavoravo in una fabbrica metalmeccanica di Casalecchio di Reno), perché credo che i sindacati siano un ganglio necessario ed essenziale della vita sociale del paese. Perché credo che storicamente abbiano molti meriti. Ma quali sindacati? Quali dei 1131 catalogati da una banca dati che si chiama "Unico lavoro"? Quali sindacati? Quelli che si oppongono all'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione (che tra le altre cose prevede che i sindacati abbiano una personalità giuridica e che siano rappresentativi in "proporzione" al numero degli iscritti)? Quali sindacati? Quelli descritti da Mimmo Carrieri della CGIL? Il libro non mi piace, perché non è scritto molto bene (Livadiotti non è Stella...), perché ogni tanto mancano le fonti di notizie importanti, perché mi fa star male. Eppure credo sia necessario leggerlo (ancora non sono arrivto alla fine!) perché non si può nascondere la testa nella sabbia e perché questo sindacato ha bisogno di una profonda riforma. Auguri! Vincenzo Masotti

giovedì 24 luglio 2008

- ROM che fanno notizia

Dall'Unità del 24 luglio 2008. Un’intera pagina del Corriere della Sera, è dedicata al rapporto che il nostro Paese ha instaurato con i Rom. «Bombe molotov in un campo nomadi della capitale: baracche lambite dalle fiamme, abitanti in fuga», leggo, ed è il resoconto dell’ennesima scorribanda aggressiva della «peggio gioventù», quella che per futili motivi minaccia la vita di donne e bambini, distrugge roulotte, lascia divorare dal fuoco oggetti e provviste, vestiti e suppellettili domestiche. Sotto questa secca cronaca della vigliaccheria, con l’occhiello «Polemica», si dà conto dei poco lusinghieri commenti che alcuni bagnanti italiani, in pieno coma estivo, ci hanno guadagnato all’estero. Titolo: «Le foto della vergogna». La copertina dell’“Indipendent”, riprodotta sul Corsera, mostra un tizio che passeggia sul lungomare digitando il telefonino e un’altra sotto l’ombrellone a balneare: mezzo metro più in là i corpi esanimi di due ragazzine annegate. Rom, naturalmente. Se fossero state le figlie di qualcuno che, come gli altri, stava per addentare la sua fetta di anguria, l’umore dei vacanzierati sarebbe stato ben diverso: la spiaggia della vergogna era vicino a Napoli… e lì le creature sono «piezz’e core» no?. A rifinire la triste pagina 19, un colonnino evidenziato in azzurro, sotto l’occhiello «Maroni» ( uno dei più preoccupanti), ci rassicura: «Impronte solo a chi ha compiuto 14 anni». Per i Rom «minori di 14 anni,ma maggiori di 6, le impronte potranno essere acquisite solo ai fini del rilascio del permesso di soggiorno». E perché? Perché un bambino di sette anni può ricevere il permesso di abitare nel nostro paese, solo se schedato? E un quattordicenne? Deve sentirsi trattato da criminale in quanto Rom? Certo che sì, così ci sono buone probabilità che lo diventi veramente. (omissis) www.lidiaravera.it

mercoledì 23 luglio 2008

mercoledì 16 luglio 2008

- sicurezza? per me e per gli amici degli amici

Il pacchetto sicurezza votato ieri, martedì, alla Camera contiene una modifica inserita a sorpresa lunedì. La sorpresa è questa: chiunque sia accusato di un reato (tranne quelli più gravi di mafia e strage) può chiedere il patteggiamento anche durante il processo e non più soltanto nelle udienze preliminari. Otterrà così lo sconto di un terzo della pena. Per esempio: una condanna a sette anni e sei mesi viene ridotta a cinque anni, più tre anni di indulto si va a due e si viene affidati ai servizi sociali... Praticamente nessuno andrà più in galera, con tanti saluti per la "certezza della pena". La cosa riguarderà reati come lo stupro, lo spaccio di stupefacenti, la ricettazione, il falso in bilancio, la corruzione e via delinquendo... Donatella Ferranti, capogruppo PD alla Camera nella commissione giustizia (con la g minuscola?) dice: "Mi chiedo se, dopo aver fatto per sé il Lodo Alfano, ora Berlusconi vuole fare un regalo ad una parte dei suoi elettori". Cari amici elettori della Lega Nord, è questa la sicurezza che volevate? PS: a chi non lo avesse presente, ricordiamo che il Lodo Alfano prevede l'immunità alle quattro maggiori cariche dello stato per ogni tipo di reato, anche non inerente le funzioni istituzionali. Questo non avviene in nessun paese civile. Attualmente il premier israeliano Olmert è sottoposto ad interrogatori stringenti perché sospettato di corruzione. Che i magistrati israeliani siano comunisti?

lunedì 7 luglio 2008

- presa di posizione del Partito Democratico sulle politiche del Governo

Conferenza stampa di lunedì 7 luglio 2008. con Stefano Tosi, consigliere regionale, Daniele Marantelli, deputato, e Paolo Rossi, senatore del Partito Democratico In sintesi: “ Il PD vuole affrontare i problemi del Paese che i cittadini hanno davanti quotidianamente” “ Il PD all’inizio della Legislatura ha proposto di confrontarsi in Parlamento in modo nuovo, senza pregiudizi” “ Il Presidente del Consiglio e le misure del Governo su molti temi vanno nella direzione opposta” “ Il Presidente del Consiglio ricerca lo scontro frontale per nascondere le difficoltà del Governo che non aggrediscono i nodi fondamentali che impediscono lo sviluppo dell’Italia ” “ Il PD propone una opposizione di proposta, non vogliamo offrire alibi a Berlusconi né tornare a schieramenti non in grado di governare ” “ Il PD inizia una raccolta di firme, 5 milioni entro il prossimo autunno, per riportare il dibattito politico nella giusta direzione, per evitare che si avveleni il confronto” “ Il PD avanza una sua iniziativa per sostenere il Paese ed è al fianco dei cittadini e delle imprese” I temi su cui il Governo va nella direzione sbagliata : > Si rafforzano i poteri forti rispetto al cittadino (la concessione per le autostrade è stata confermata senza una gara, i servizi pubblici non aumentano la loro efficienza, le misure sui mutui li faranno costare di più per le famiglie) > Non si interviene sull’aumento del costo della vita (le accise dei carburanti non si riducono) > Non si interviene sul fiscal drag, con l’aumento dell’inflazione si riduce il potere d’acquisto. La pressione fiscale aumenterà fino al 2013. (in questo modo si vanifica la riduzione dell’ICI, per il 40% già introdotta in precedenza, e la riduzione della tassazione degli straordinari, comunque minore rispetto alla precedente riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e sui salari) > Si bloccano i processi per stupro, rapina, sequestro di persona, estorsione …. > Su Alitalia si sta andando all’aumento della richiesta di risorse che graveranno sulle tasche dei cittadini, senza alcuna garanzia sul futuro di Malpensa > Sul federalismo a velocità variabile e sul federalismo fiscale non c’è ancora una proposta dell’insieme del Governo > Non si seleziona la spesa pubblica > Non si mantengono le previsioni di investimento sulle politiche infrastrutturali > Si riducono i commissariati, le volanti e si prevedono 7.000 poliziotti in meno > Si annuncia il taglio delle spese e degli investimenti in Sanità o la reintroduzione dei ticket > Si accentra a livello nazionale il Fondo sulla casa, riducendo la possibilità di intervento nelle Regioni > Non si valutano gli effettivi Enti inutili, inserendo nei tagli anche enti come il CAI > Si taglia nella scuola senza valutare l’effettiva presenza di personale

domenica 29 giugno 2008

- la piovra 3 (1987)

dialogo tra il senatore Tarsoni (interpretato da Giampiero Albertini) e il professor Mattinera (sottosegretario alla difesa? interpretato da Lino Capolicchio) Mattinera: - Adesso cosa farà? Tarsoni: - La denuncerò. - Ma io ho un ruolo pubblico importante in questo paese, migliaia di persone mi danno la loro fiducia. - migliaia di persone che lei ha ingannato. - Non è vero. La gente non ti sceglie per ideali. No. La gente ti sceglie per interesse, e questi interessi io rappresento. (e nel 2008? quale sceneggiato?)

sabato 28 giugno 2008

- ci vuole più coraggio?

Pubblico parte di un articolo di Eric Jozsef (foto), corrispondente di Libération e di Le Temps, realizzato per la rivista "Internazionale". E' una provocazione che suggerisce però qualche riflessione (vm): "Gli errori di Veltroni. Nel suo giro d'Italia in pullman, c'era sempre una parte dei discorsi di Walter Veltroni che funzionava a meraviglia. Era quando il candidato del Partito Democratico sosteneva: - il paese ha bisogno di nuovo, di coraggio, di rischiare. Fatemi usare questa parola, la parola rischiare. Rischiare in Italia è una parola che ha una connotazione negativa. In altri paesi, rischiare è una parola di energia -. (omissis) Come per Ségolène Royal in Francia, la candidatura di Veltroni, che all'inizio rappresentava un cambiamento, una rottura con il passato, si è arenata di fronte alla mancanza di proposte concrete. (omissis) Non si convince l'elettorato promettendo di cancellare cinquemila leggi senza dire quali. Non si vince ignorando l'Europa quando la costruzione europea è alla radice del progetto del PD. Non si conquista il Nord senza dire chiaramente che Antonio Bassolino dovrebbe farsi da parte. (omissis) La parola rischiare: rischiare di dire la sua su Alitalia. Parlare di conflitti d'interesse non solo contro Berlusconi, ma per un migliore funzionamento dei mercati. Rischiare di dire che l'Italia non uscirà dal berlusconismo finché saranno dominanti i valori culturali diffusi dalle tv commerciali, che hanno contaminato questa repubblica. Proporre di salvare la RAI dal diktat della pubblicità. Rischiare riprendendo una parte delle proposte dell'Italia dei Valori sulla giustizia e sulla certezza della pena, o ancora quelle in difesa della laicità dei radicali. Ora il PD di Veltroni è in mezzo al guado. Anche volendo, un ritorno ad un'alleanza con l'Arcobaleno oggi non avrebbe senso, visto il risultato della sinistra radicale. E non c'è neanche margine per un accordo con il centro. Rimane la via riformista con una programma preciso, idee ambiziose, scelte innovative in grado di parlare a tutti i cittadini. Bisogna fare quello che è mancato in questa campagna e non rifugiarsi (come Ségolène Royal) dietro un risultato onorevole. Di fronte a questa sfida Veltroni è chiamato a dimostrare la sua capacità di leadership."

venerdì 27 giugno 2008

- di fannulloni e di trasparenza nella Pubblica Amministrazione

E’ di gran moda la discussione sull’inefficienza delle Amministrazioni Pubbliche (PA in sigla). A Varese abbiamo avuto (alla festa d'estate della Schiranna, lo scorso 20 giugno) una interessante esposizione da parte del senatore milanese del PD Pietro Ichino (nella foto), riguardo il suo progetto di legge per una “trasparenza e valutazione dell’efficienza delle struttura pubbliche”.
Nei giorni successivi il ministro Renato Brunetta ha proclamato ai quattro venti (leggi mass media) la sua proposta di legge delega, guadagnandosi un certo favore da parte dell’opinione pubblica.
Premesso che - come ha dichiarato Ichino, ma anche Brunetta - la questione non è né di destra né di sinistra, vediamo gli obiettivi delle due proposte.
Brunetta, con la pubblicazione di dati sul sito del suo ministero della funzione pubblica e dell’innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/) riguardo gli emolumenti dei dirigenti e il numero delle consulenze esterne, batte il chiodo “innescare un meccanismo di controllo da parte dei cittadini”. Lo strumento, secondo lui, è avviare una “class action”, cioé un procedimento giudiziario aperto dalle associazioni dei consumatori, su segnalazione dei cittadini quando le cose non funzionano nella PA. Il meccanismo dovrebbe entrare in funzione a partire dall’inizio del 2009, grazie ad un cambiamento della legge approvata nel 2007 dal governo Prodi (per certi versi insufficiente).
Personalmente ho qualche dubbio, anche vista la lentezza della macchina giuridica, che questo possa portare a cambiamenti in tempi brevi. E poi chi pagherebbe e come? Mi sembra più efficace la proposta di Ichino, legata alla trasparenza (con pubblicazione sull’Internet in tempo reale dei risultati rispetto agli obiettivi), per una Autority sopra le parti, dunque bipartisan, dunque indipendente, eletta dai due terzi del Parlamento. Espressione così non di una fazione, ma che dimostri piuttosto qualità manageriali.
(Vedi http://www.pietroichino.it/?page_id=15).Qui mi sembra di poter notare l’assenza, da parte del progetto del giuslavorista milanese, e gliel’ho detto nel corso della conferenza alla Schiranna, di chiare sanzioni in caso di insufficienze dimostrate.
Una nuova Autority rappresenterebbe un aggravio dei costi pubblici? Ichino sostiene di no, perché sostituirebbe uffici esistenti e dunque sarebbe a costo zero. Il fatto che il presidente della Corte dei Conti si opponga all’idea, fa supporre che alcune funzioni di questo istituto potrebbero passare alla nuova Autority.
Riguardo la “visibilità” e la “valutazione”, ci sono alcune riflessioni da proporre. Mentre Brunetta (foto a lato) sembra proporre un non ben precisato controllo da parte dei cittadini (e qui lo si potrebbe accusare di astrattezza e genericità, anche perché sappiamo che la preparazione dei cittadini non è ottimale) Ichino - che si rifà a esperienze maturate nell’Europa del nord (Svezia, Gran Bretagna e altri paesi) - propone (peccato che utilizzi troppi termini anglossassoni, il che dimostra la sua preparazione e cultura, ma anche una certa lontananza dal linguaggio della maggioranza dei cittadini) il “benchmarketing comparativo”, cioé una forma di concorrenza tra gli uffici pubblici che verrà poi giudicata dal “valutatore indipendente”, cioé dall’Autority.
Quanto al controllo da parte del pubblico, Pietro Ichino ha fatto un esempio che a mio parere è piuttosto convincente (anche se non l’unico possibile: le funzioni pubbliche possono essere molto diverse), nella scuola in Gran Bretagna ci sono tre livelli di controllo (definiti “public review”): 1) test oggettivi tarati sul territorio (la situazione londinese non può essere comparata ad un territorio di provincia). I test dicono molto, ma non tutto. 2) valutazione delle famiglie. 3) monitoraggio degli esiti a sei mesi e a tre anni dall’uscita dalla scuola degli allievi.
Dopodiché si assegnano una, o due, o tre stelle all’istituto scolastico. Se non c'è almeno una stella entro due anni, il preside è licenziato, la scuola chiusa e i professori trasferiti!
Questo significa, tra l’altro, che se il dirigente è licenziabile, e paga, può avere più libertà. Ad esempio scegliendosi i collaboratori. Vanno distinti i ruoli dei dirigenti: non c’è solo quello disciplinare, non c’è solo quello della produttività, ma c’è soprattutto quello del raggiungimento degli obiettivi.
Anche qui, nella proposta Brunetta, della quale però riconosco di avere solo notizie riferite dai media, c’è un discorso più generico che è: il capo che verifica, i clienti che giudicano, i colleghi che ci tengono a raggiungere gli obiettivi comuni.
Per entrambi non si tratta più di dare aumenti indifferenziati, ma premi legati alla produttività e all’efficienza (nota: la cosa avviene già in alcuni settori della PA, per esempio nell’Agenzia delle Entrate, nella Regione Friuli e in alcuni Comuni come Bolzano e Reggio Emilia).
Un’esperienza concreta - che ci dice della difficoltà dell’impresa - è stata raccontata, alla Schiranna, dal consigliere regionale Giuseppe Adamoli del PD. Da alcuni anni, in Regione Lombardia, è stato introdotto un “comitato di valutazione” (quindi una sorta di Autority?) con criteri di unanimità. Insomma un Comitato bipartisan. Il comitato si è scontrato con tre tipi di resistenze: quella dei sindacati, quella dei dipendenti, ma soprattutto (udite udite!) quella dei dirigenti. Non volevano farsi valutare? Anche. Ma soprattutto non volevano dare una valutazione dei propri dipendenti.
Brunetta ha detto che se non riesce nei suoi obiettivi entro un anno se ne andrà. Vedremo... L’importante è che recepisca anche qualcuna delle proposte costruttive di Ichino e del PD.
Nell’incontro di Schiranna sono stati molti gli interventi interessanti (con un pubblico di un centinaio di persone che io ritengo troppo piccolo per l’importanza dell’argomento). Ne sintetizzo solo uno, di un ex-sindacalista della CGIL: formazione, formazione, formazione.
A tutti i livelli. Che impresa titanica!
Vincenzo Masotti

giovedì 26 giugno 2008

- il bonzo, la libertà e i rom

C'è una vecchia canzone di Enzo Jannacci, che racconta di un bonzo che si dà fuoco per la LIBERTA', ma la cosa non interessa, così come altri fatti di cronaca sgradevoli, salvo ricredersi quando anche la libertà del protagonista viene messa in pericolo. Gli avvenimenti di questo periodo - in particolare l'odio indotto verso gli extracomunitari e verso i rom - mi hanno fatto venire in mente una poesia attribuita a Bertold Brecht con lo stesso messaggio di fondo. "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare." Come detto la poesia è attribuita a Brecht, ma molti sostengono che è opera del pastore Martin Niemöller, avversario del nazismo, imprigionato e deportato ai campi di concentramento di Sachsenhausen e di Dachau dai quali sopravvisse per diventare il portavoce della pena e riconciliazione della popolazione tedesca dopo la Seconda Guerra Mondiale. La sua poesia è ben conosciuta, frequentemente citata, ed è un modello popolare per descrivere i pericoli dell'apatia politica, e come essa alle volte inizi con un odio teso ad impaurire obiettivi e di come alle volte esca fuori controllo. Ecco una sua versione del 1976: "Quando i nazisti vennero per i comunisti, Io restai in silenzio; Non ero comunista. Quando rinchiusero i socialdemocratici, Rimasi in silenzio; Non ero un socialdemocratico. Quando vennero per i sindacalisti, Io non feci sentire la mia voce; Non ero un sindacalista. Quando vennero per gli ebrei, Rimasi in silenzio; Non ero un ebreo. Quando vennero per me, Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce."

lunedì 23 giugno 2008

- la nuova legge salvapremier

Esempio 1: A) un uomo violenta una studentessa alla fermata del tram B) uno studente regala una dose di hashish ad un compagno Quale processo si farà per primo dopo la nuova legge? Risposta: B Esempio 2: A) un chirurgo provoca per un grave errore la morte di un bambino B) un giovane ruba un cellulare a un coetaneo minacciandolo con un temperino Quale processo si farà per primo? Risposta: B Associazione nazionale magistrati, 18 giugno PS (luglio 2008). Come è noto, in seguito all'approvazione del Lodo Alfano e alla forte opposizione di PD e IDV, la legge blocca-processi è stata modificata, lasciando alla magistratura la scelta se e cosa rinviare a seconda dell'opportunità.

venerdì 20 giugno 2008

- parlare di lavoro con una persona seria

Venerdì 20 giugno 2008 - ore 21 - Festa d’estate 2008 alla Schiranna organizza il dibattito

Trasparenza e valutazione dell’efficienza nella Pubblica Amministrazione

Intervengono:






senatore Pietro Ichino - docente ordinario di "diritto del lavoro" presso l’Università Statale di Milano

Andrea Mollica - responsabile provinciale settore lavoro PD

Fabrizio Taricco - sindaco di Carnago

Il senatore Pietro Ichino è uno studioso delle leggi sul lavoro le cui posizioni hanno spesso provocato proficui dibattiti nella collettività. L'occasione di questa sera è molto stimolante. Invitiamo perciò tutti quelli che possono a partecipare.

- Due grandi giornalisti dicono la loro

Da "Il venerdì" del 20 giugno 2008: "La pericolosa illusione che unisce masse e potenti. Su una cosa sono tutti d'accordo (...) aumentare la produzione, per aumentare i consumi, per aumentare la redistribuzione. I petrolieri alla Cheney e alla Bush, gli oligarchi russi e i nuovi mandarini cinesi, si presentano, e magari si pensano, come filantropi intenti al benessere dell'umanità. Capitalisti e comunisti sono fermi nelle stesse illusioni, nelle stesse propagande: la libera concorrenza, miracolosa come il consumismo di massa, la scienza irresponsabile solutrice di tutti i problemi, la crescita demografica possibile all'infinito, la democrazia totale, one man one vote (un uomo un voto), come la migliore. (...) Ogni uomo dotato di raziocinio ha capito da un pezzo che di questo passo si va all'autodistruzione della specie, ma l'umanità di massa continua ciecamente ad ignorarlo. Il mondo è piccolo e superaffollato, ed ecco circolare le leggende, i nuovi miti consolatori, che sotto le calotte ghiacciate dei poli ci sono riserve inesauribili di fonti energetiche e di cibo, petrolio e gas per tutti, pesci e ostriche per i miliardi di affamati. Non è di illusioni che ha bisogno la specie umana, ma di ragione e di buon governo. (...) Il mondo libero ha deriso per anni la società comunista che toglieva agli uomini la libertà e li costringeva alla fame per produrre armi. Ma ora anche il nostro modo dissennato di produrre e di distribuire sta venendo alla resa dei conti, e se nessuno è così stolto da riproporre le soluzioni feroci e dispotiche del comunismo, è chiaro che (...) il pensiero politico ed economico deve confrontarsi su questi temi, invece di discutere sui miracoli del libero mercato e sulle migrazioni spaziali, proprio ora che le nostre sonde nell'universo dimostrano che per i secoli a venire la migrazione sarà fuori dalla nostra portata. Non ci spaventa solo l'estrema difficoltà della sopravvivenza, ma il ritardo nel pensarla, la voglia di ignorarla." Giorgio Bocca Da "Il venerdì" del 20 giugno 2008: "Inchieste: le regole inglesi e le (non) regole italiane. Quando ero giornalista in Inghilterra (...) dovevamo osservare regole severissime. Dal momento in cui un magistrato apriva un procedimento su un cittadino era tassativamente vietato pubblicare sull'argomento notizie o indiscrezioni, salvo quelle diramate, ufficialmente, dal magistrato stesso. (...) (ndr: più o meno la stessa cosa avviene in Svizzera). Silenzio di tomba fino al momento in cui il magistrato inviava il cittadino a giudizio. E anche allora era vietato pubblicare alcunché sull'intera vicenda, tranne il resoconto nudo e crudo delle pubbliche udienze. Pena il carcere (per il giornalista). Differenza abissale, come si vede, da quel che succede in Italia (...) (dove) si distrugge prima del processo, crudelmente, la reputazione di un individuo: che certe volte lo merita, altre no. E allora verrebbe istintivo rispondere: bisognerebbe applicare anche in Italia regole tassative, come in Inghilterra. Non dire nulla, fino al processo, su un cittadino che sia sotto inchiesta. Ma allora nasce un altro problema. Le inchieste giudiziarie in Italia sono lunghissime (...) se dunque si applicassero regole simili a quelle inglesi, tanti episodi di malcostume, per esempio i traffici di bustarelle intascate da uomini politici, continuerebbero indisturbati per mesi e anni. (...) Conclusione: in Italia è inevitabile commettere un'ingiustizia. Con la libertà di pubblicazione oggi vigente (...) si fa un processo a mezzo stampa. Con l'adozione delle regole inglesi, le persone colpevoli di malcostume la farebbero franca fino all'apertura di un regolare processo. Chiedo scusa se, dopo queste osservazioni, vi sembro anglofilo. Piero Ottone (ndr: E' possibile adottare le regole inglesi senza una vera riforma dei processi e senza garantire ai magistrati una assoluta indipendenza dai politici, come del resto recita la Costituzione)?)

domenica 8 giugno 2008

- ma l'energia nucleare risolverà i nostri problemi?

Da qualche anno si sta facendo un gran battage pubblicitario sulle possibilità che aprirebbero alla nazione investimenti sull'energia nucleare: meno costi per l'energia, meno dipendenza dai combustibili fossili (gas e petrolio in primo luogo e anche carbone) e quindi da paesi non affidabili (anche la Russia dell'"amico" Putin? Amico di Berlusconi, intendo) minor produzione di anidride carbonica, e poi, via!, dobbiamo seguire le strade del progresso!
Ma è tutto vero?
Premetto che non ho remore riguardo la ricerca scientifica e le sperimentazioni sull'energia nucleare. Vorrei anzi che il nostro paese investisse molto ma molto di più nel campo della ricerca scientifica, non solo nucleare, ma anche (di grande interesse la ricerca sulla fusione).
Detto questo mi pare di essere banale se ricordo alcune verità assodate, ma bisogna pur farlo, visto il marketing assatanato di alcune lobbies del nucleare.
Vediamo i costi: Una centrale nucleare necessita di un lungo periodo di tempo per essere costruita (in media 10 anni). In questo periodo vanno aggiunti i costi oppurtunità, ossia le perdite "potenziali" pari al tasso di interesse perso se i fondi fossero stati depositati in banca o occupati in altre attività economiche.
Le centrali nucleari producono rifiuti radioattivi (scorie) la cui gestione è ancora un capitolo aperto per l'intero occidente. Soltanto gli Usa, dopo oltre 25 anni di studi, hanno realizzato una soluzione definitiva ma solo per le scorie di II grado (quelle meno pericolose) realizzando un deposito in profondità (geologico) in cui stoccare le scorie radioattive. Resta ancora incerto il destino delle scorie di III grado (ad alta radioattività) per ora stoccate temporaneamente all'interno delle centrali nucleari.
Al termine del ciclo di vita della centrale nucleare va considerato anche il costo del suo smantellamento, la bonifica del territorio e lo stoccaggio delle scorie radioattive. Esempio: per costruire la centrale nucleare americana di Maine Yankee negli anni '60 sono stati investiti 231 milioni di dollari al valore attuale. Recentemente questa centrale ha terminato il suo ciclo produttivo e per smantellarla sono stati allocati 635 milioni di dollari correnti. (da http://www.ecoage.it/energia-nucleare-costi.htm).
Poi c’è la domanda: abbiamo abbastanza uranio per i prossimi decenni? I fautori dell'energia nucleare spesso glissano elegantemente sulla questione della disponibilità di uranio; il quale è una risorsa minerale, limitata così come lo è il petrolio. Quanto uranio abbiamo, realmente? E' possibile che siamo vicini al "picco dell'uranio", allo stesso modo in cui ci stiamo avvicinando al picco del petrolio?
Il problema è complesso e difficile, ma qualche elemento di valutazione lo possiamo ottenere dai dati. Un primo elemento lo possiamo ottenere dall'andamento dei prezzi (da www.uxc.com vediamo che il prezzo dell'uranio si è quasi decuplicato a partire dal 2001. Oggi costa quasi 50 dollari la libbra, mentre costava 5 dollari la libbra nel 2001).
Si dice che il prezzo dell'uranio non è un parametro molto importante per l'industria nucleare; è il costo degli impianti che conta. Questo è stato vero per un lungo periodo della storia dell'industria nucleare, ma è perfettamente possibile che il prezzo dell'uranio aumenti a un livello tale da diventare un fattore importante o addirittura predominante. Alla fine dei conti, se la produzione di uranio non è sufficiente per soddisfare la domanda, non importa quanto costa: qualcuno rimarrà senza. E questo sembrerebbe essere quello che sta succedendo, come vediamo dal grafico seguente.
La linea rossa rappresenta l'uranio utilizzato dai reattori attualmente in esercizio mentre le "montagne" colorate rappresentano la produzione. Il primo picco di produzione dell'uranio corrisponde alla corsa agli armamenti nucleari degli anni '60, il secondo è correlato allo sviluppo delle centrali nucleari, che ha avuto il suo massimo negli anni 70-80. Come si vede, a partire dagli anni 80, le centrali nucleari consumano più uranio di quanto l'industria minerale non produca.
La differenza fra produzione e consumo di uranio è stata coperta dal 1980 a oggi smantellando vecchie testate nucleari. Di per sé, questa di trasformare "spade in aratri" è un'idea encomiabile, ma la quantità di materiale fissile che se ne può ricavare è limitata. Basta guardare il diagramma per vedere che stiamo utilizzando per i reattori l'uranio estratto negli anni '50 e '60 che era stato immagazzinato nelle bombe. Questo uranio non potrà durare ancora a lungo, anche ammesso che i paesi che hanno armi nucleari vogliano liberarsene totalmente.
Perché non si riesce a produrre uranio dalle miniere in quantità tali da soddisfare la domanda? E' possibile che siamo vicini alla "fine dell'uranio"? Dal punto di vista puramente fisico, sembrerebbe di no, l'uranio, a differenza del petrolio, è un minerale relativamente abbondante nella crosta terrestre; il problema è che è raro trovarlo sufficientemente concentrato da poter essere considerato "estraibile". L'andamento dei prezzi e della produzione suggerisce che i giacimenti di uranio concentrato siano stati in gran parte sfruttati e che ora sia necessario estrarre da giacimenti piu' diluiti. Questo richiede forti investimenti, il che spiega l'andamento dei prezzi, sui quali i maggiori costi di estrazione si riflettono.
(note tratte da un articolo del professor Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia, Association for the Study of Peak Oil Italia, associazione italiana per lo studio del picco del petrolio).
E potrei continuare (per esempio parlando di quali tecnologie straniere dovremo usufruire, con i relativi costi per noi e guadagni per loro) ma rischio di diventare troppo lungo.
Voglio solo far notare, alla fine, che una centrale moderna, per esempio quella (una delle poche, tra l'altro) che si sta costruendo in Finlandia, di terza generazione, avrà una potenza di circa 1600 Megawatt. In Europa, solo quattro paesi stanno attualmente costruendo delle centrali nucleari. Oltre alla Finlandia e alla Francia, anche la Romania e la Slovacchia stanno realizzando progetti nucleari, ma le centrali nucleari di questi paesi raggiungeranno una capacità di produzione notevolmente più limitata.
Bene, con una politica ben calibrata di risparmio energetico, si potrebbe ottenere (molto) di più a costi bassissimi o nulli?
In Italia, nel 2005, con interventi solo di tipo tecnologico (quindi escludendo un diverso comportamento dei consumatori, vedi per esempio il non uso dello "stand by" per molti elettrodomestici o l'uso di lampade a gas piuttosto che ad incandescenza o una cultura del risparmio sulle assurde illuminazioni di certe città ecc. ecc.) i risparmi energetici certificati equivalgono al consumo domestico annuo di una città di circa 380.000 abitanti, o alla produzione elettrica annua di una centrale di 160 MW di potenza (un decimo della centrale finlandese). Le emissioni evitate grazie a questi risparmi ammontano ad oltre 750.000 tonnellate di anidride carbonica (dati ENEL!).
Il 15 febbraio scorso è arrivata a compimento l'iniziativa (ultrabenemerita!) della trasmissione "Caterpillar" di Radio Due: "Roma, 15 febbraio 2008 - Nel pomeriggio di oggi, alle ore 18.00 in concomitanza con l'avvio dell'iniziativa "M'illumino di meno" del programma Radio Rai Caterpillar, TERNA, la società responsabile della trasmissione e del dispacciamento dell'energia elettrica a livello nazionale, ha rilevato una riduzione istantanea del fabbisogno di energia elettrica dell'ordine di 400 Megawatt equivalente al consumo di circa 7 milioni di lampadine."
Non è impossibile, vero, pensare che una centrale nucleare, o anche due o tre, potrebbero essere superflue se si risparmia energia (senza perdere in qualità dei servizi) e ancor di più se si investe sulle energie rinnovabili? Ma questo è un altro discorso.
Vincenzo Masotti

giovedì 5 giugno 2008

- il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?

"Mezzo pieno o mezzo vuoto
questo è il solo e unico bicchiere che abbiamo.
Se si stava meglio quando si stava peggio
non lo so, però io vivo adesso"
E' quasi mezzanotte. Sento la nuova canzone di Max Pezzali per la prima volta mentre torno a casa da due riunioni del PD in provincia. Una mezza vuota, nel pomeriggio, dove nasce una discussione che si fonda su suscettibilità e personalismi. Succede, specialmente se chi è un po' un novizio per queste cose, come me, magari non sa dosare le critiche e si esprime in termini duri più del voluto...
Ma l'altra, perbacco, è mezza piena. Siamo a Grantola, dove si incontrano per mettere assieme le forze i rappresentanti di vari circoli della Valcuvia, di Gemonio, di Cocquio, di Marchirolo e dintorni.
"Mezzo pieno o mezzo vuoto
mi hanno detto di giocare quindi io gioco
faccio del mio meglio, almeno ci proverò
"


Siamo in sedici. Parliamo da amici. Parliamo quasi tutti, qualche volta sovrapponendoci, ma rispettandoci. Senza regole. Chi ha cose da dire le dice. Nella sala c'è un'aria davvero da partito nuovo. Anche se qualche presente è militante da vecchia data, qualcuno ha poca esperienza, qualcun altro nessuna.
Serenamente si illustrano sogni e progetti, utopie, speranze e attività concrete. Ma in sostanza ci si vuole inserire nel territorio come cosa viva e l'impressione è che ci riusciremo.
Per intanto gazebo, raccolta di firme, formazione, raccolta di dati e di informazioni, manifestazione di solidarietà per gli operai della cartiera di Besozzo. E poi la sede: dovremo pur darcene almeno una, fissa, solida, aperta, efficiente. Ma intanto ci riuniamo lo stesso in tanti posti diversi.
Mi capita raramente, ma questa sera sono un po' felice e vedo un futuro più roseo, più... pieno.
Cose che forse non possono capire coloro che si nascondono nei pregiudizi della politica "sporca", quelli che non si informano, che non capiscono perché non sanno capire. Mancano loro gli strumenti, manca la solidarietà e l'amicizia, manca la partecipazione. E soprattutto si inventano i nemici e le colpe:
"Colpa dell'Euro, colpa del dollaro
colpa del surriscaldamento e del carbonio

colpa di Al Quaeda, colpa dell'arbitro

colpa del prezzo di un barile di petrolio

colpa del varco nel centro storico

colpa di tutti i condizionatori a luglio

colpa del feto, colpa dell'atomo

colpa di tutta la droga disciolta nel Po.

Mezzo pieno o mezzo vuoto

questo è il solo ed unico bicchiere che abbiamo

se si stava meglio quando si stava peggio

non lo so però io vivo adesso

mezzo pieno o mezzo vuoto

mi hanno detto di giocare quindi io gioco

faccio del mio meglio, almeno ci proverò
se ho ragione o no... io non mi sposto.
"

Grazie Max Pezzali. Hai fatto una bella sintesi, senza saperlo, di questa mia giornata, alla fine proficua. Vincenzo Masotti
Chi vuole può ascoltare la nuova canzone nel sito
http://www.maxpezzali.it/

mercoledì 4 giugno 2008

- prossimi appuntamenti

La settimanale riunione di Circolo del martedì, per quel che riguarda il 10 giugno, non si terrà. La prossima riunione dunque si farà il 17 giugno (e non il 18 come scritto erroneamente fino al 6 giugno...). In compenso... siamo tutti invitati all'incontro tra i membri di vari circoli della zona a Grantola, Sala Civica a partire dalle 21 (a pochi minuti dalla sala cinematografica di Grantola, dove è possibile parcheggiare). In particolare si parlerà dell'apporto che ogni circolo può dare, in termini di volontariato, alla festa democratica di Germignaga. Segnaliamo anche un incontro sul "federalismo fiscale" tra il deputato Linda Lanzillotta e il consigliere regionale Giuseppe Adamoli che avrà luogo venerdì 6 giugno, ore 21, alla Festa della Schiranna, a Varese. Inoltre - sempre al venerdì. sempre alle 21, sempre alla Schiranna, è previsto un incontro con il deputato Alessia Mosca, responsabile nazionale lavoro nel partito, sul tema "la grande occasione di Expo 2015" il 13 giugno, e un incontro con il senatore Pietro Ichino, giuslavorista molto noto ed editorialista del Corriere della Sera, sul tema "le riforme necessarie nel mondo del lavoro", il 20 giugno.

sabato 31 maggio 2008

- assemblea dei portavoce del varesotto

venerdì 30 maggio. 55 persone a dibattere sulle cose da fare e sull'organizzazione.
Molti gli interventi e gli argomenti trattati. Segnalo solo alcuni titoli tra le indicazioni del segretario provinciale Stefano Tosi, che ha posto l'accento sulla necessità di perfezionare la fase organizzativa per diventare operativi al cento per cento il prossimo autunno.
- La provincia di Varese, con 135.000 voti, è la ventesima in quantità di voti tra le provincie che hanno votato PD alle elezioni (la prima è Roma con 979.000 voti).
- alla fine dell'estate verrà indetto un congresso tematico per avviare una grande riflessione sui temi che sono stati al centro della campagna elettorale.
- viene definita un'agenda di lavoro che comprende prioritariamente: il finanziamento del partito, il federalismo e le politiche fiscali, la sicurezza e i diritti, le infrastruture e la qualità ambientale.
- il partito democratico vuole essere un partito "a rete", per cui occorre sviluppare relazioni, dove la leadership è distribuita e il lavoro continuo, dove è necessario sviluppare processi trasparenti, leggeri, anche se non semplici, dove è indispensabile una formazione continua, dove è fondamentale l'iniziativa dei vari responsabili e la costruzione di squadra. Tutte cose sulle quali dovremo sviluppare un'intensa riflessione nelle prossime settimane.