domenica 20 dicembre 2009
Processo breve? Obiettivo raggiunto: non ci sono piu' matti
Rendere la magistratura inefficiente ed inefficace sembra essere il principale obiettivo dei "berluscones". Obiettivo raggiunto. Tempo fa il "leader eletto dal popolo" aveva affermato che per fare il lavoro di magistrato bisogna essere "mentalmente disturbati". In parole povere bisogna essere matti.
Bene. Di matti non ce n'è piu'. L'ultimo concorso per nuovi pubblici ministeri non ha permesso di coprire i vuoti nelle sedi di tutta Italia, ma soprattutto nel Mezzogiorno, dove le carenze di PM in prima linea contro la criminalità organizzata toccano il 90 per cento (!!!).
Su 197 posti disponibili, un po' in tutta Italia, ben 116 sono rimasti del tutto privi di candidati. Di 96 Procure, 49 sono rimaste del tutto scoperte. Esempio massimo: nell'ufficio simbolo della guerra alla mafia, Palermo, mancano 16 posti: nessuna candidatura. Poi a Catania ci sarebbero stati 8 uffici di sostituto a disposizione: nessuna candidatura. A Messina, 5 posti: nessuna candidatura. E cosi' via. Enna, Mistretta e Sciascia sono destinate a chiudere perché tra breve non ci sarà nessun magistrato a condurre inchieste.
I processi saranno brevi, perché non ci saranno. Dove sono i successi contro la mafia vantati da Maroni (ministro dell'interno) e Alfano (ministro della giustizia)?
martedì 17 novembre 2009
OBIETTIVI NON RAGGIUNTI
Questo blog era partito, 18 mesi fa, con lo scopo di fare campagna elettorale per il Partito Democratico e per il nostro candidato in questo collegio, Andrea Truda.
Si voleva dare un contributo per un innalzamento del livello culturale, sociale ed economico del territorio. Si voleva un partito davvero nuovo, essenziale per un'Italia davvero nuova.
Tutti obiettivi che NON sono stati raggiungi, salvo qualche risultato marginale.
In particolare il blog non ha potuto approfittare del contributo - sperato - di almeno qualche cittadino. Io stesso, ad un certo momento della mia (breve) parabola politica, ho mollato per alcuni mesi l'attività in loco dedicandomi soprattutto ad iniziative di volontariato o di manovalanza militante (come è stato per la cura della libreria alla Festa della Schiranna, l'organizzazione della festa Montherbora a Montegrino o l'attività in alcune cooperative culturali). Oltre ad influenze esterne negative, che hanno triturato il mio entusiasmo, e qui devo citare la signora che ha gestito l'ideazione-organizzazione del sito provinciale del partito, la quale alla mia offerta di collaborazione ha risposto con un'arroganza che credevo propria delle persone di destra: "io ho già il mio team!" (chi visita il sito da un anno a questa parte può valutare il risultato di questa arroganza) oltre alle influenze esterne, dicevo, alla base del mio collasso politico transitorio sta certamente anche la mia grande inesperienza e incapacità di coinvolgimento politico degli altri.
Ma la candidatura di Ignazio Marino, alcune idee portate avanti dalla sua mozione e soprattutto l'entusiasmo del gruppo che nella provincia ha sostenuto il "chirurgo-senatore" e con il quale ho lavorato, mi ha ridato molta fiducia e voglia di fare.
Per questo riprendo l'attività del blog in prima persona, senza far passare per idee di un gruppo quelle che per ora sono mie idee personali, ma sempre con la speranza di coinvolgere piu' persone alla circolazione delle informazioni, alla elaborazione di pensieri e alla partecipazione ad attività costruttive che - almeno! - limitino i danni che Berlusconi e i suoi fans stanno facendo al paese. Fino a tempi migliori...
Vincenzo Masotti
Si voleva dare un contributo per un innalzamento del livello culturale, sociale ed economico del territorio. Si voleva un partito davvero nuovo, essenziale per un'Italia davvero nuova.
Tutti obiettivi che NON sono stati raggiungi, salvo qualche risultato marginale.
In particolare il blog non ha potuto approfittare del contributo - sperato - di almeno qualche cittadino. Io stesso, ad un certo momento della mia (breve) parabola politica, ho mollato per alcuni mesi l'attività in loco dedicandomi soprattutto ad iniziative di volontariato o di manovalanza militante (come è stato per la cura della libreria alla Festa della Schiranna, l'organizzazione della festa Montherbora a Montegrino o l'attività in alcune cooperative culturali). Oltre ad influenze esterne negative, che hanno triturato il mio entusiasmo, e qui devo citare la signora che ha gestito l'ideazione-organizzazione del sito provinciale del partito, la quale alla mia offerta di collaborazione ha risposto con un'arroganza che credevo propria delle persone di destra: "io ho già il mio team!" (chi visita il sito da un anno a questa parte può valutare il risultato di questa arroganza) oltre alle influenze esterne, dicevo, alla base del mio collasso politico transitorio sta certamente anche la mia grande inesperienza e incapacità di coinvolgimento politico degli altri.
Ma la candidatura di Ignazio Marino, alcune idee portate avanti dalla sua mozione e soprattutto l'entusiasmo del gruppo che nella provincia ha sostenuto il "chirurgo-senatore" e con il quale ho lavorato, mi ha ridato molta fiducia e voglia di fare.
Per questo riprendo l'attività del blog in prima persona, senza far passare per idee di un gruppo quelle che per ora sono mie idee personali, ma sempre con la speranza di coinvolgere piu' persone alla circolazione delle informazioni, alla elaborazione di pensieri e alla partecipazione ad attività costruttive che - almeno! - limitino i danni che Berlusconi e i suoi fans stanno facendo al paese. Fino a tempi migliori...
Vincenzo Masotti
lunedì 15 settembre 2008
- una lettera di Margherita Hack sul Lodo Alfano (censurata)
Questo testo è stato inviato alla rivista Micromega dalla nota astronoma Margherita Hack:
"lo scorso luglio ho mandato una lettera aperta a Napolitano a Corriere, Stampa, Repubblica, Unità e Piccolo di Trieste. Che io sappia nessuno l’ha pubblicata.
Lettera aperta al Presidente Napolitano
Caro Presidente,
ho sempre avuto grande stima per Lei e per la sua lunga militanza democratica. Perciò non capisco come abbia potuto firmare a tambur battente una legge indegna di un paese democratico come il lodo Alfano. Lei dice che la sua firma è stata meditata, e forse intendeva dire che lo considerava il male minore. Ma io, e come me molti italiani che hanno ancora la capacità di indignarsi di fronte alle violazioni della Costituzione da parte di una destra arrogante, non capiscono come sia possibile varare una legge apertamente incostituzionale. La Costituzione afferma che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, e quindi anche senza essere giuristi, non si capisce come quattro cittadini siano più eguali degli altri (e migliaia meno eguali, come i clandestini, che, se delinquono subiscono un aggravio di condanna). Scandalizza l’impudenza di Berlusconi, che appena varata la legge esclama: finalmente libero dalla persecuzione della magistratura. Non si configura in questa frase un oltraggio alla magistratura?
Per quanto ne so, Lei aveva trenta giorni di tempo per firmare, poi avrebbe potuto rimandare alle camere la legge per sospetta incostituzionalità, e solo dopo il secondo riesame avrebbe dovuto comunque firmarla.
Io credo che per amor di pace non si debba essere troppo acquiescenti con una destra antidemocratica. E’ già successo una volta, ottantasei anni fa."
Margherita Hack
(8 settembre 2008)
domenica 14 settembre 2008
- Il genio della Giustizia Angelino Alfano
I detenuti in Italia sono quasi 60.000 e le carceri ne possono contenere al massimo 45.000. Ora noi abbiamo un ministro della giustizia (delle carceri?) che è un vero genio. Ecco cosa ha proposto il giureconsulto di scuola agrigentina per risolvere il problema delle carceri (l’indulto di Mastella, votato due anni fa da una parte del centro-sinistra e da una parte del centro-destra, che pretese che fosse di tre anni per risolvere il problema Previti... non è evidentemente servito a nulla):
1) Mettiamo il bracciale elettronico ad un certo numero di detenuti, diciamo un 7.400.
2) Espelliamo i detenuti stranieri.
Bene: 1) il bracciale elettronico era stato sperimentato da un altro genio della giustizia, il leghista Castelli, tra il 2003 e il 2005 (400 braccialetti per il costo di 11 milioni di euro...), ma la sperimentazione naufragò. Perché la centralina che conferma la presenza del detenuto in casa salta quando viene spolverata o sfiorata da un bambino o se il detenuto si immerge in una vasca da bagno o se scende in cantina. Le forze di Polizia non ne hanno voluto più sapere di quell'aggeggio.
Se poi il ministro invece di sperimentarlo su 400 volesse mettere in atto questo geniale provvedimento per 7-8.000, come ha promesso, la spesa salirebbe almeno a mezzo miliardo di euro (c’è chi dice 3 miliardi, ma forse è una previsione eccessiva). Un’idea senza né capo né coda.
Bene: 2) vediamo l’espulsione dei “delinquenti” stranieri. Se si usa il foglio di via, uno passa la frontiera oggi e ritorna domani, altrimenti bisogna “accompagnarlo” al suo paese e per questo bisogna trovare i soldi per pagare il biglietto a migliaia di persone. Ma non solo il biglietto, anche il costo della sua eventuale prigionia nel paese d’origine. A parte il messaggio che si dà in questo modo (se delinqui ti mando via, mentre i delinquenti italiani li punisco e li metto in prigione...) cosa risolverebbe l’iniziativa del nostro ministro? Toglierebbe un 4-5.000 persone da carceri che sono sovraffollate di 15.000 unità (e le previsioni, ma queste sono scientifiche, dicono che il sovraffollamento aumenterà di altre 15-20.000 unità entro i prossimi due anni).
Trovate informazioni più dettagliate a questo indirizzo: http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/print/2016103.html
Ma chi è questo giovane siciliano divenuto ministro tra la sorpresa generale e noto per il famoso Loda (pardon, Lodo) Alfano che ha reso intoccabile il presidente del Consiglio e le altre maggiori cariche dello Stato?
Nel febbraio del 2002 un video (acquisito dalla Procura di Palermo) girato alla festa di nozze della figlia del capomafia di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, mostrava il giovane deputato nazionale di Forza Italia, Angelino Alfano, baciare il capomafia. Di fronte a questa esperienza, Silvio si è dovuto inchinare e nominare subito Angelino ministro. Chi meglio di lui può combattere la mafia ?
(fonte: http://ilpopolosovrano.splinder.com/post/18116218/Parliamo+di%3A+Angelino+Alfano )
Vincenzo Masotti
lunedì 8 settembre 2008
- Fini, il fascismo e il governo Berlusconi
di Raniero La Valle
Era uno scandalo che il ministro della difesa, celebrando la resistenza romana dinnanzi al presidente della Repubblica, avesse ripreso il tema dell’equivalenza tra antifascisti e repubblichini di Salò, i quali avrebbero combattuto anch’essi credendo di difendere la patria. Uno scandalo perché se il ministro della difesa non sa distinguere tra vera e falsa difesa della patria, quale patria oggi sarebbe pronto a difendere? Altrettanto inquietante era stata la rivalutazione del fascismo, a parte gli ebrei, fatta dal sindaco di Roma. Se per giudicare un regime nefasto si distingue tra male assoluto e relativo, riservando la condanna al solo male assoluto, allora nessun regime potrebbe essere condannato, perché il male assoluto, grazie a Dio, non esiste, quando perfino ad Auschwitz, come ci ha mostrato Roberto Benigni, si può dire che “la vita è bella”, se può fiorirvi l’amore anche di uno solo. Dopo il fermo rimprovero del Presidente Napolitano, in difesa della Costituzione, Gianfranco Fini è corso ai ripari, rivendicando i valori dell’antifascismo, che dovrebbero essere fatti propri anche dalla destra; anzi è proprio perché non c’è stata una destra in grado di riconoscersi nei valori antifascisti, secondo Fini, che “libertà, uguaglianza e giustizia sociale”, che sono i fondamentali postulati costituzionali, hanno avuto vita difficile in Italia.
Tutto bene allora? Certamente è bene che a rivendicare le radici antifasciste della Repubblica, sia proprio il leader di quella destra che del fascismo si era presentata come erede. Ma al di là della disputa storica sulla periodizzazione del fascismo, e dell’opportunismo politico che può aver ispirato la presa di posizione di Fini, resta il fatto che la questione del fascismo è ancora aperta in Italia, ed è proprio la destra a rendere legittima una interpretazione della politica italiana in termini di fascismo o antifascismo. È una constatazione importante, perché finora tutti i tentativi di denunciare come fascismo le linee maestre dell’azione politica di Berlusconi, o il razzismo della Lega, e l’allarme sul pericolo fascista insito nelle riforme delle leggi elettorali e della stessa Costituzione, sono stati bollati come ideologici e insostenibili, con l’argomento che la storia non si ripete e in nessun caso in Italia potrebbe riprodursi una sciagura come quella fascista. Invece potrebbe ripetersi, ed è proprio la destra di governo a risuscitarne il fantasma. Certo il fascismo non tornerebbe con le camicie nere e l’olio di ricino (oggi si usano le spranghe), ma al di là delle forme, c’è un contenuto profondo del fascismo, un classismo ontologico, un’antropologia della disuguaglianza, una concezione esclusivista del potere, un primato della forza e, non ultimo, un culto del denaro, che fanno del fascismo un archetipo politico che sottende e può esplodere in qualsiasi società. L’antidoto è la cultura, l’informazione, l’educazione a uno spirito non gregario, la dignità della critica, la pace con i vicini e la pace con i lontani; ed è per questo che il fascismo arriva con la denigrazione della cultura, con la lotta contro la scuola, con la omologazione mediatica dei cittadini, con l’esaltazione della capacità comunicativa come capacità di governo, con la costruzione del nemico, con l’appello alla paura.
L’esperienza storica è che il fascismo si prepara molto tempo prima che si impadronisca del potere, quando ancora non si immagina che la strada imboccata porti a quell’esito. Per questo i costituenti presero le loro precauzioni, vollero una Costituzione non “afascista”, ma antifascista; dove l’antifascismo non stava nelle norme transitorie e nel divieto della ricostituzione del partito fascista, e nemmeno nell’affermazione puramente formale delle libertà. Esso stava invece nel disegno e nella concezione stessa dello Stato; e si può dire che il discrimine fosse proprio nell’articolo 3 della Costituzione, laddove si attribuisce alla Repubblica un compito a cui lei sola è obbligata: quello di operare in positivo per rompere i condizionamenti economico-sociali che ostacolano o impediscono la libertà, l’eguaglianza, lo sviluppo personale dei cittadini e la loro effettiva partecipazione all’organizzazione del Paese. Da qui discendono due concezioni dello Stato. Se l’ideale è uno Stato minimo, più mercato e meno Stato, uno Stato senza soldi, meno tasse per tutti, quei compiti non li potrà assolvere. Ancora peggio, se uno Stato che ha bisogno del gettito fiscale per la scuola pubblica, per la giustizia, per la sicurezza, per lo sviluppo del Sud, per gli investimenti strutturali, e magari anche per l’Alitalia, per i treni, per i beni culturali, viene accusato di “mettere le mani in tasca agli italiani”, è chiaro che non potrà creare le condizioni di una convivenza giusta e pacifica, e non gli rimarrà che spendere i soldi che gli restano per la repressione e per le carceri. Ma è appunto da qui che nasce il fascismo, ed è qui che la politica stessa è fascismo.
L'articolo uscirà sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, "Rocca"
domenica 7 settembre 2008
domenica 31 agosto 2008
- l’inganno del taglio delle tasse. Paga Pantalone!
Non è neanche il caso di ricordare che il centro-destra aveva promesso, e non mantenuto, di tagliare le tasse tra il 2001 e il 2006. Non è neanche il caso di notare che il centro-destra alle elezioni del 2008 ha promesso, e non mantenuto, di tagliare le tasse.
Ma come, dirà qualcuno, e il taglio dell’ICI per la prima casa?
Vediamo: intanto l’ICI era stata tagliata già da Prodi per il 40 per cento, ma la questione è un’altra. La questione è che sono state tolte risorse ai Comuni. E allora questi che fanno? Ma perbacco, si indebitano, è ovvio. Negli ultimi dieci anni gli Enti Locali hanno emesso obbligazioni nella misura dell’870 per cento in più (ottocentosettanta per cento...) rispetto al 1998. Debiti per giunta avvelenati da una valanga di derivati: 35 miliardi in valore (fonte “La Repubblica” del 28 maggio 2008, pagina 13).
I derivati sono una sorta di assicurazione su un’operazione finanziaria. Nati per ridurre o eliminare il rischio associato ad alcune variabili - per esempio i tassi di interesse, i cambi tra le valute, i prezzi delle materie prime - hanno finito per diventare prodotti finanziari altamente speculativi e molto complessi. In sostanza - dicono gli esperti - si tratta di “scommesse” pure e semplici, giocate da persone che quasi mai conoscono i meccanismi del gioco. Un po’ come il Lotto, che tanti italiani si ostinano a giocare, ignari del fatto che le probabilità di vincita sono le più basse di qualsiasi altra lotteria.
Gli effetti dei derivati possono essere disastrosi (vedi scandalo Parmalat) e in genere si vedono solo dopo diversi anni. Così (si vada a vedere la trascrizione della trasmissione “Report” del 14 ottobre 2007 all'indirizzo www.report.rai.it) capiterà che per molte nuove amministrazioni dei prossimi anni arriverà la sorpresa di debiti accumulati dagli amministratori precedenti. Una follia.
Il debito pubblico degli Enti Locali, dieci anni fa, corrispondeva allo 0.7 per cento del debito pubblico nazionale. Oggi corrisponde al 7 per cento. Sostanzialmente, molti dirigenti politici, purtroppo non sempre solo quelli di centro-destra, giocano a spostare i debiti da una parte all’altra e alla fine paga Pantalone, cioé noi contribuenti.
Un esempio clamoroso, ma poco pubblicizzato da questo punto di vista, sarà la vendita dell’Alitalia, sempre che avvenga. La compagnia aerea nazionale - carica di debiti - verrà divisa in due compagnie. La parte “buona” verrà venduta ai privati (che ci faranno su profitti). La parte “cattiva” (Bad Company) quella con i debiti, non si sa che fine farà, ma si sa che i debiti verranno pagati dallo Stato, cioé da noi. Berlusconi è stato bravo a servirsi dell’Alitalia nella campagna elettorale? Eh sì, è molto bravo a prenderci in giro... La sua popolarità sarebbe la stessa se la gente fosse più informata e colta? Scuola, se ci sei, batti un colpo! Ma forse no, il ministro si chiama Mariastella Gelmini, è bresciana ed è andata a fare l'esame da avvocato a Reggio Calabria e si guarda bene dallo spiegare il perché.
Vincenzo Masotti
venerdì 15 agosto 2008
- La truffa dell'immondizia rimossa
(da Micromega) di Pancho Pardi
Il governo è la televisione. Ciò che si vede c’è, ciò che non si vede non c’è.
La ripulitura del centro viene continuamente rappresentata e nella messa in scena scompaiono i suoi caratteri approssimativi. E pur vedendone l’aspetto precario, gli elettori di centrosinistra non possono non riconoscerla e allo stesso tempo devono ammettere la disastrosa insufficienza della classe dirigente di centrosinistra che ha lasciato marcire la situazione oltre ogni limite immaginabile per poi consegnare al mago la possibilità di usare la sua bacchetta magica. Se ha senso ora collaborare col governo perché non l’hanno fatto prima quando il governo era nostro? Perché hanno rinviato a dopo ciò che dovevano fare subito?
Ora viene messa in scena la pulizia napoletana ma la regione resta invasa e inquinata. Discariche aperte d’autorità e militarizzate accolgono la spazzatura urbana e non si sa quanto ciò possa durare. Altre discariche vengono aperte nei luoghi meno densi di popolazione, meno problematici dal punto di vista del consenso elettorale, ma proprio perciò pregiati come riserve di spazio e di silenzio.
La città invia la sua spazzatura lontano da sé e inquina luoghi che da sé non avrebbero mai saputo e voluto inquinarsi. L’Irpinia orientale deve subire gli effetti peggiori di una metropoli che non ha mai saputo trovare la misura per autoregolarsi.
Gruppi spontanei testimoniano la realtà incombente della terra dei fuochi. L’area metropolitana è segnata da un reticolo di discariche occasionali, non estinguibili e di continuo rinnovate, dove i fuochi bruciano notte e giorno. I ritratti da satellite forniti da Google lo dimostrano. Vi si brucia di tutto, anche in immediata prossimità di insediamenti e colture. Sotto gli occhi dei tutori dell’ordine, nella piena consapevolezza delle popolazioni circostanti.
Il Tg3 vi ha gettato un rapido sguardo. Gliene rendiamo merito, ma si può scommettere che la coltre dell’indifferenza organizzata cercherà di far dimenticare. A maggior ragione va sostenuta l’azione di chi, prima di tutto, esercita il diritto costituzionale all’informazione. Prima ancora di giudicare: raccontare e far vedere. Il compito del cronista indipendente dai poteri resta garanzia fondativa della democrazia. Non ha alle spalle il logo “Centesima visita nella terra dei fuochi” ma fa del suo meglio per mostrare la verità.
PS: chi è interessato vada a vedere www.laterradeifuochi.it Si trovano una serie di video, pubblicati su YouTube che dimostrano che l'emergenza rifiuti in Campania non è finita.
PS: chi è interessato vada a vedere www.laterradeifuochi.it Si trovano una serie di video, pubblicati su YouTube che dimostrano che l'emergenza rifiuti in Campania non è finita.
venerdì 8 agosto 2008
- la paura del terzo millennio
Forse i nostri discendenti potranno dire con divertimento che la prima decade del XXI secolo era dominata dalla paura. La cosa curiosa è che si tratta di una paura indotta. Non è che la microcriminalità sia cresciuta (la grande criminalità, quella di omicidi, rapine, ecc. è diminuita) ma i mass media ci tempestano di notizie angosciose. E così, eccoci alle norme maroniane che permettono ai sindaci di emanare ordinanze spesso discutibili. Il colmo lo si è raggiunto con la multa comminata ad un lettore di libri, disteso sul prato di un giardino pubblico di una cittadina veneta. Sarà perché era straniero? Per non parlare del coprifuoco nei parchi di Novara o del divieto di stazionare in più di due persone oltre una certa ora.
"La fantasia al potere" ha scritto Lidia Ravera, ironizzando su uno slogan del 68 "C'è di che preoccupare anche i più ottimisti. Che cosa si inventeranno i sindaci per compiacere l'arguto ministro? Deportazione di tutti gli stranieri inadeguati allo shopping? Arresto per detenzione di birra non regolarmente consumata con sovrapprezzo ai tavolini del pub? Fermo per adunata sediziosa agli incauti fidanzati che escono con una coppia di amici?"
Si teme ogni cosa, ma soprattutto si teme di perdere quel tanto o poco che si ha. Ammesso che quello che si possiede sia qualcosa per cui valga la pena di aver paura.
Fateci caso (vedi il blog www.mentecritica.net). Si teme che i propri figli siano bersaglio di cattive compagnie, ma non si fa nulla per educarli a capire. Li si abbandona ai loro passatempi, costosi e preferiti, finché sono abbastanza grandi da doverli raccomandare a qualcuno perché lavorino. Se siamo benestanti, si riesce a fare in fretta, se no si lavora a i fianchi il benestante di turno amico o feudatario cui devolvere la nostra imperitura gratitudine.
Questa è la patria dei “dané” e solo quelli contano. Chi ha i “dané” ha paura più degli altri, ma è anche il peggior cattivo che ci sia.
Ma RAGIONIAMO SERENAMENTE: la sensazione di insicurezza non nasce dalla crescita (che è molto limitata) dei crimini commessi da rom, extracomunitari di pelle nera, ex-comunisti albanesi o romeni. La paura nasce per l'incertezza della pena, per esempio a causa della legge che manda impuniti gli autori di gravi reati contro la persona per salvare il premier e i suoi amici. Oppure per l'indulto che rimette in libertà gente che non se l'è ancora meritata (Mastella e il centro sinistra saranno capaci di fare "mea-culpa"?) La paura cresce perché non c'è più un codice di valori condivisi (per esempio l'onestà, il rispetto per gli altri, la tolleranza, ecc.) nel quale formare i giovani e perché c'è una classe dirigente troppe volte beccata a intrallazzare, rubacchiare e commerciare all'ombra del proprio potere.
Cerchiamo di non farci influenzare troppo.
(per la cronaca, il libro che ha provocato la multa di cui sopra era "Cronache corsare" di Pasolini)
martedì 29 luglio 2008
- L'ALTRA CASTA
E' con molto dolore che mi sento di segnalare un libro del giornalista dell'Espresso Stefano Livadiotti: L'altra Casta, privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. Editore Bompiani (costo 15 euro).
Perché in fondo il mio primo vero interesse per la poltica è nato nel 1968 in ambito Fiom (lavoravo in una fabbrica metalmeccanica di Casalecchio di Reno), perché credo che i sindacati siano un ganglio necessario ed essenziale della vita sociale del paese. Perché credo che storicamente abbiano molti meriti.
Ma quali sindacati? Quali dei 1131 catalogati da una banca dati che si chiama "Unico lavoro"? Quali sindacati? Quelli che si oppongono all'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione (che tra le altre cose prevede che i sindacati abbiano una personalità giuridica e che siano rappresentativi in "proporzione" al numero degli iscritti)? Quali sindacati? Quelli descritti da Mimmo Carrieri della CGIL?
Il libro non mi piace, perché non è scritto molto bene (Livadiotti non è Stella...), perché ogni tanto mancano le fonti di notizie importanti, perché mi fa star male. Eppure credo sia necessario leggerlo (ancora non sono arrivto alla fine!) perché non si può nascondere la testa nella sabbia e perché questo sindacato ha bisogno di una profonda riforma.
Auguri!
Vincenzo Masotti
giovedì 24 luglio 2008
- ROM che fanno notizia
Dall'Unità del 24 luglio 2008.
Un’intera pagina del Corriere della Sera, è dedicata al rapporto che il nostro Paese ha instaurato con i Rom. «Bombe molotov in un campo nomadi della capitale: baracche lambite dalle fiamme, abitanti in fuga», leggo, ed è il resoconto dell’ennesima scorribanda aggressiva della «peggio gioventù», quella che per futili motivi minaccia la vita di donne e bambini, distrugge roulotte, lascia divorare dal fuoco oggetti e provviste, vestiti e suppellettili domestiche. Sotto questa secca cronaca della vigliaccheria, con l’occhiello «Polemica», si dà conto dei poco lusinghieri commenti che alcuni bagnanti italiani, in pieno coma estivo, ci hanno guadagnato all’estero. Titolo: «Le foto della vergogna». La copertina dell’“Indipendent”, riprodotta sul Corsera, mostra un tizio che passeggia sul lungomare digitando il telefonino e un’altra sotto l’ombrellone a balneare: mezzo metro più in là i corpi esanimi di due ragazzine annegate. Rom, naturalmente. Se fossero state le figlie di qualcuno che, come gli altri, stava per addentare la sua fetta di anguria, l’umore dei vacanzierati sarebbe stato ben diverso: la spiaggia della vergogna era vicino a Napoli… e lì le creature sono «piezz’e core» no?. A rifinire la triste pagina 19, un colonnino evidenziato in azzurro, sotto l’occhiello «Maroni» ( uno dei più preoccupanti), ci rassicura: «Impronte solo a chi ha compiuto 14 anni». Per i Rom «minori di 14 anni,ma maggiori di 6, le impronte potranno essere acquisite solo ai fini del rilascio del permesso di soggiorno». E perché? Perché un bambino di sette anni può ricevere il permesso di abitare nel nostro paese, solo se schedato? E un quattordicenne? Deve sentirsi trattato da criminale in quanto Rom? Certo che sì, così ci sono buone probabilità che lo diventi veramente. (omissis) www.lidiaravera.it
mercoledì 23 luglio 2008
mercoledì 16 luglio 2008
- sicurezza? per me e per gli amici degli amici
Il pacchetto sicurezza votato ieri, martedì, alla Camera contiene una modifica inserita a sorpresa lunedì.
La sorpresa è questa: chiunque sia accusato di un reato (tranne quelli più gravi di mafia e strage) può chiedere il patteggiamento anche durante il processo e non più soltanto nelle udienze preliminari. Otterrà così lo sconto di un terzo della pena. Per esempio: una condanna a sette anni e sei mesi viene ridotta a cinque anni, più tre anni di indulto si va a due e si viene affidati ai servizi sociali... Praticamente nessuno andrà più in galera, con tanti saluti per la "certezza della pena". La cosa riguarderà reati come lo stupro, lo spaccio di stupefacenti, la ricettazione, il falso in bilancio, la corruzione e via delinquendo...
Donatella Ferranti, capogruppo PD alla Camera nella commissione giustizia (con la g minuscola?) dice: "Mi chiedo se, dopo aver fatto per sé il Lodo Alfano, ora Berlusconi vuole fare un regalo ad una parte dei suoi elettori".
Cari amici elettori della Lega Nord, è questa la sicurezza che volevate?
PS: a chi non lo avesse presente, ricordiamo che il Lodo Alfano prevede l'immunità alle quattro maggiori cariche dello stato per ogni tipo di reato, anche non inerente le funzioni istituzionali. Questo non avviene in nessun paese civile. Attualmente il premier israeliano Olmert è sottoposto ad interrogatori stringenti perché sospettato di corruzione. Che i magistrati israeliani siano comunisti?
lunedì 7 luglio 2008
- presa di posizione del Partito Democratico sulle politiche del Governo
Conferenza stampa di lunedì 7 luglio 2008.
con Stefano Tosi, consigliere regionale, Daniele Marantelli, deputato, e Paolo Rossi, senatore del Partito Democratico
In sintesi:
“ Il PD vuole affrontare i problemi del Paese che i cittadini hanno davanti quotidianamente”
“ Il PD all’inizio della Legislatura ha proposto di confrontarsi in Parlamento in modo nuovo, senza pregiudizi”
“ Il Presidente del Consiglio e le misure del Governo su molti temi vanno nella direzione opposta”
“ Il Presidente del Consiglio ricerca lo scontro frontale per nascondere le difficoltà del Governo che non aggrediscono i nodi fondamentali che impediscono lo sviluppo dell’Italia ”
“ Il PD propone una opposizione di proposta, non vogliamo offrire alibi a Berlusconi né tornare a schieramenti non in grado di governare ”
“ Il PD inizia una raccolta di firme, 5 milioni entro il prossimo autunno, per riportare il dibattito politico nella giusta direzione, per evitare che si avveleni il confronto”
“ Il PD avanza una sua iniziativa per sostenere il Paese ed è al fianco dei cittadini e delle imprese”
I temi su cui il Governo va nella direzione sbagliata :
> Si rafforzano i poteri forti rispetto al cittadino (la concessione per le autostrade è stata confermata senza una gara, i servizi pubblici non aumentano la loro efficienza, le misure sui mutui li faranno costare di più per le famiglie)
> Non si interviene sull’aumento del costo della vita (le accise dei carburanti non si riducono)
> Non si interviene sul fiscal drag, con l’aumento dell’inflazione si riduce il potere d’acquisto. La pressione fiscale aumenterà fino al 2013. (in questo modo si vanifica la riduzione dell’ICI, per il 40% già introdotta in precedenza, e la riduzione della tassazione degli straordinari, comunque minore rispetto alla precedente riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e sui salari)
> Si bloccano i processi per stupro, rapina, sequestro di persona, estorsione ….
> Su Alitalia si sta andando all’aumento della richiesta di risorse che graveranno sulle tasche dei cittadini, senza alcuna garanzia sul futuro di Malpensa
> Sul federalismo a velocità variabile e sul federalismo fiscale non c’è ancora una proposta dell’insieme del Governo
> Non si seleziona la spesa pubblica
> Non si mantengono le previsioni di investimento sulle politiche infrastrutturali
> Si riducono i commissariati, le volanti e si prevedono 7.000 poliziotti in meno
> Si annuncia il taglio delle spese e degli investimenti in Sanità o la reintroduzione dei ticket
> Si accentra a livello nazionale il Fondo sulla casa, riducendo la possibilità di intervento nelle Regioni
> Non si valutano gli effettivi Enti inutili, inserendo nei tagli anche enti come il CAI
> Si taglia nella scuola senza valutare l’effettiva presenza di personale
domenica 29 giugno 2008
- la piovra 3 (1987)
dialogo tra il senatore Tarsoni (interpretato da Giampiero Albertini) e il professor Mattinera (sottosegretario alla difesa? interpretato da Lino Capolicchio)
Mattinera: - Adesso cosa farà?
Tarsoni: - La denuncerò.
- Ma io ho un ruolo pubblico importante in questo paese, migliaia di persone mi danno la loro fiducia.
- migliaia di persone che lei ha ingannato.
- Non è vero. La gente non ti sceglie per ideali. No. La gente ti sceglie per interesse, e questi interessi io rappresento.
(e nel 2008? quale sceneggiato?)
sabato 28 giugno 2008
- ci vuole più coraggio?
Pubblico parte di un articolo di Eric Jozsef (foto), corrispondente di Libération e di Le Temps, realizzato per la rivista "Internazionale". E' una provocazione che suggerisce però qualche riflessione (vm):
"Gli errori di Veltroni. Nel suo giro d'Italia in pullman, c'era sempre una parte dei discorsi di Walter Veltroni che funzionava a meraviglia. Era quando il candidato del Partito Democratico sosteneva: - il paese ha bisogno di nuovo, di coraggio, di rischiare. Fatemi usare questa parola, la parola rischiare. Rischiare in Italia è una parola che ha una connotazione negativa. In altri paesi, rischiare è una parola di energia -. (omissis) Come per Ségolène Royal in Francia, la candidatura di Veltroni, che all'inizio rappresentava un cambiamento, una rottura con il passato, si è arenata di fronte alla mancanza di proposte concrete. (omissis) Non si convince l'elettorato promettendo di cancellare cinquemila leggi senza dire quali. Non si vince ignorando l'Europa quando la costruzione europea è alla radice del progetto del PD. Non si conquista il Nord senza dire chiaramente che Antonio Bassolino dovrebbe farsi da parte. (omissis) La parola rischiare: rischiare di dire la sua su Alitalia. Parlare di conflitti d'interesse non solo contro Berlusconi, ma per un migliore funzionamento dei mercati. Rischiare di dire che l'Italia non uscirà dal berlusconismo finché saranno dominanti i valori culturali diffusi dalle tv commerciali, che hanno contaminato questa repubblica. Proporre di salvare la RAI dal diktat della pubblicità. Rischiare riprendendo una parte delle proposte dell'Italia dei Valori sulla giustizia e sulla certezza della pena, o ancora quelle in difesa della laicità dei radicali.
Ora il PD di Veltroni è in mezzo al guado. Anche volendo, un ritorno ad un'alleanza con l'Arcobaleno oggi non avrebbe senso, visto il risultato della sinistra radicale. E non c'è neanche margine per un accordo con il centro. Rimane la via riformista con una programma preciso, idee ambiziose, scelte innovative in grado di parlare a tutti i cittadini. Bisogna fare quello che è mancato in questa campagna e non rifugiarsi (come Ségolène Royal) dietro un risultato onorevole. Di fronte a questa sfida Veltroni è chiamato a dimostrare la sua capacità di leadership."
venerdì 27 giugno 2008
- di fannulloni e di trasparenza nella Pubblica Amministrazione
E’ di gran moda la discussione sull’inefficienza delle Amministrazioni Pubbliche (PA in sigla). A Varese abbiamo avuto (alla festa d'estate della Schiranna, lo scorso 20 giugno) una interessante esposizione da parte del senatore milanese del PD Pietro Ichino (nella foto), riguardo il suo progetto di legge per una “trasparenza e valutazione dell’efficienza delle struttura pubbliche”.Nei giorni successivi il ministro Renato Brunetta ha proclamato ai quattro venti (leggi mass media) la sua proposta di legge delega, guadagnandosi un certo favore da parte dell’opinione pubblica.
Premesso che - come ha dichiarato Ichino, ma anche Brunetta - la questione non è né di destra né di sinistra, vediamo gli obiettivi delle due proposte.
Brunetta, con la pubblicazione di dati sul sito del suo ministero della funzione pubblica e dell’innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/) riguardo gli emolumenti dei dirigenti e il numero delle consulenze esterne, batte il chiodo “innescare un meccanismo di controllo da parte dei cittadini”. Lo strumento, secondo lui, è avviare una “class action”, cioé un procedimento giudiziario aperto dalle associazioni dei consumatori, su segnalazione dei cittadini quando le cose non funzionano nella PA. Il meccanismo dovrebbe entrare in funzione a partire dall’inizio del 2009, grazie ad un cambiamento della legge approvata nel 2007 dal governo Prodi (per certi versi insufficiente).
Personalmente ho qualche dubbio, anche vista la lentezza della macchina giuridica, che questo possa portare a cambiamenti in tempi brevi. E poi chi pagherebbe e come? Mi sembra più efficace la proposta di Ichino, legata alla trasparenza (con pubblicazione sull’Internet in tempo reale dei risultati rispetto agli obiettivi), per una Autority sopra le parti, dunque bipartisan, dunque indipendente, eletta dai due terzi del Parlamento. Espressione così non di una fazione, ma che dimostri piuttosto qualità manageriali.
(Vedi http://www.pietroichino.it/?page_id=15).Qui mi sembra di poter notare l’assenza, da parte del progetto del giuslavorista milanese, e gliel’ho detto nel corso della conferenza alla Schiranna, di chiare sanzioni in caso di insufficienze dimostrate.
Una nuova Autority rappresenterebbe un aggravio dei costi pubblici? Ichino sostiene di no, perché sostituirebbe uffici esistenti e dunque sarebbe a costo zero. Il fatto che il presidente della Corte dei Conti si opponga all’idea, fa supporre che alcune funzioni di questo istituto potrebbero passare alla nuova Autority.
Riguardo la “visibilità” e la “valutazione”, ci sono alcune riflessioni da proporre. Mentre Brunetta (foto a lato) sembra proporre un non ben precisato controllo da parte dei cittadini (e qui lo si potrebbe accusare di astrattezza e genericità, anche perché sappiamo che la preparazione dei cittadini non è ottimale) Ichino - che si rifà a esperienze maturate nell’Europa del nord (Svezia, Gran Bretagna e altri paesi) - propone (peccato che utilizzi troppi termini anglossassoni, il che dimostra la sua preparazione e cultura, ma anche una certa lontananza dal linguaggio della maggioranza dei cittadini) il “benchmarketing comparativo”, cioé una forma di concorrenza tra gli uffici pubblici che verrà poi giudicata dal “valutatore indipendente”, cioé dall’Autority.Quanto al controllo da parte del pubblico, Pietro Ichino ha fatto un esempio che a mio parere è piuttosto convincente (anche se non l’unico possibile: le funzioni pubbliche possono essere molto diverse), nella scuola in Gran Bretagna ci sono tre livelli di controllo (definiti “public review”): 1) test oggettivi tarati sul territorio (la situazione londinese non può essere comparata ad un territorio di provincia). I test dicono molto, ma non tutto. 2) valutazione delle famiglie. 3) monitoraggio degli esiti a sei mesi e a tre anni dall’uscita dalla scuola degli allievi.
Dopodiché si assegnano una, o due, o tre stelle all’istituto scolastico. Se non c'è almeno una stella entro due anni, il preside è licenziato, la scuola chiusa e i professori trasferiti!
Questo significa, tra l’altro, che se il dirigente è licenziabile, e paga, può avere più libertà. Ad esempio scegliendosi i collaboratori. Vanno distinti i ruoli dei dirigenti: non c’è solo quello disciplinare, non c’è solo quello della produttività, ma c’è soprattutto quello del raggiungimento degli obiettivi.
Anche qui, nella proposta Brunetta, della quale però riconosco di avere solo notizie riferite dai media, c’è un discorso più generico che è: il capo che verifica, i clienti che giudicano, i colleghi che ci tengono a raggiungere gli obiettivi comuni.
Per entrambi non si tratta più di dare aumenti indifferenziati, ma premi legati alla produttività e all’efficienza (nota: la cosa avviene già in alcuni settori della PA, per esempio nell’Agenzia delle Entrate, nella Regione Friuli e in alcuni Comuni come Bolzano e Reggio Emilia).
Un’esperienza concreta - che ci dice della difficoltà dell’impresa - è stata raccontata, alla Schiranna, dal consigliere regionale Giuseppe Adamoli del PD. Da alcuni anni, in Regione Lombardia, è stato introdotto un “comitato di valutazione” (quindi una sorta di Autority?) con criteri di unanimità. Insomma un Comitato bipartisan. Il comitato si è scontrato con tre tipi di resistenze: quella dei sindacati, quella dei dipendenti, ma soprattutto (udite udite!) quella dei dirigenti. Non volevano farsi valutare? Anche. Ma soprattutto non volevano dare una valutazione dei propri dipendenti.
Brunetta ha detto che se non riesce nei suoi obiettivi entro un anno se ne andrà. Vedremo... L’importante è che recepisca anche qualcuna delle proposte costruttive di Ichino e del PD.
Nell’incontro di Schiranna sono stati molti gli interventi interessanti (con un pubblico di un centinaio di persone che io ritengo troppo piccolo per l’importanza dell’argomento). Ne sintetizzo solo uno, di un ex-sindacalista della CGIL: formazione, formazione, formazione.
A tutti i livelli. Che impresa titanica!
Vincenzo Masotti
giovedì 26 giugno 2008
- il bonzo, la libertà e i rom
C'è una vecchia canzone di Enzo Jannacci, che racconta di un bonzo che si dà fuoco per la LIBERTA', ma la cosa non interessa, così come altri fatti di cronaca sgradevoli, salvo ricredersi quando anche la libertà del protagonista viene messa in pericolo.
Gli avvenimenti di questo periodo - in particolare l'odio indotto verso gli extracomunitari e verso i rom - mi hanno fatto venire in mente una poesia attribuita a Bertold Brecht con lo stesso messaggio di fondo.
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."
Come detto la poesia è attribuita a Brecht, ma molti sostengono che è opera del pastore Martin Niemöller, avversario del nazismo, imprigionato e deportato ai campi di concentramento di Sachsenhausen e di Dachau dai quali sopravvisse per diventare il portavoce della pena e riconciliazione della popolazione tedesca dopo la Seconda Guerra Mondiale. La sua poesia è ben conosciuta, frequentemente citata, ed è un modello popolare per descrivere i pericoli dell'apatia politica, e come essa alle volte inizi con un odio teso ad impaurire obiettivi e di come alle volte esca fuori controllo.
Ecco una sua versione del 1976:
"Quando i nazisti vennero per i comunisti,
Io restai in silenzio;
Non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici,
Rimasi in silenzio;
Non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti,
Io non feci sentire la mia voce;
Non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei,
Rimasi in silenzio;
Non ero un ebreo.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce."
lunedì 23 giugno 2008
- la nuova legge salvapremier
Esempio 1:
A) un uomo violenta una studentessa alla fermata del tram
B) uno studente regala una dose di hashish ad un compagno
Quale processo si farà per primo dopo la nuova legge? Risposta: B
Esempio 2:
A) un chirurgo provoca per un grave errore la morte di un bambino
B) un giovane ruba un cellulare a un coetaneo minacciandolo con un temperino
Quale processo si farà per primo? Risposta: B
Associazione nazionale magistrati, 18 giugno
PS (luglio 2008). Come è noto, in seguito all'approvazione del Lodo Alfano e alla forte opposizione di PD e IDV, la legge blocca-processi è stata modificata, lasciando alla magistratura la scelta se e cosa rinviare a seconda dell'opportunità.
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