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lunedì 30 aprile 2012

Il cromosoma X (di Sergio Sciancalepore) tratto da IL SOMMERGIBILE DEL 10-4-2005

Da questo numero del Sommergibile, che comprendeva altri servizi, traggo questo testo base (la parte sonora era più succulenta, ma come al solito non riesco a gestire nei blog i file Wav o anche Mp3...). "Succede, succede spesso, che storie affascinanti siano racchiuse in oggetti o entità piccolissime, microscopiche come gli atomi, gli elettroni, i quanti… Ma succede spesso anche in biologia, per esempio capita che un piccolo cromosoma, il cromosoma X, custodisca storie straordinarie che da pochi anni gli scienziati stanno incominciando a svelare. Ma che cos’è il cromosoma X? Il cromosoma X è un cromosoma sessuale. Nei mammiferi, fatte alcune eccezioni, se un individuo ha un cromosoma X e un cromosoma Y, è un maschio, se ha due cromosomi X, è una femmina. Si potrebbe quasi dire che l’uomo è una mezza femmina…. E già questo fatto aveva attirato l’attenzione dei genetisti che ora, dopo che la struttura del cromosoma X ci è nota, possono saperne di più. Il cromosoma X si è sviluppato quando, circa 300 milioni di anni fa, i mammiferi si sono evoluti dai rettili facendo la sua prima comparsa nelle cellule dei mammiferi. In un secondo tempo, attraverso delle mutazioni genetiche, dei cambiamenti nel DNA, si è sviluppato anche il cromosoma Y, quello che determina le caratteristiche sessuali del maschio. Ma il cromosoma X ha una caratteristica straordinaria. Abbiamo detto che nella donna ci sono due cromosomi X, nel maschio uno solo. Se entrambi i cromosomi X della donna funzionassero, ci sarebbe un forte squilibrio genetico a danno del maschio: ecco che la natura ha sviluppato un sistema per cui una delle due copie di cromosoma X non funziona, viene inattivata. La scelta di quale delle due copie deve essere inattivata viene fatta casualmente dalle cellule dell’embrione femminile nei primi stadi dello sviluppo. Nella donna dunque le cellule sono (in proporzioni variabili) di due gruppi, quelle che hanno deciso di usare il cromosoma X materno e quelle che invece usano quello paterno. E questo costituisce un vantaggio. Infatti se uno dei due cromosomi X ha un difetto, soltanto in una parte delle cellule dell’organismo ci sarà quel difetto, nell’altra parte no: nel maschio invece questo vantaggio non c’è perché di cromosoma X ce ne è una solo e se è difettoso non c’è, come nella donna, un altro cromosoma X diciamo così, di riserva. Che le cose stessero così lo si sapeva già, perché per esempio era già noto che il ritardo mentale è più diffuso tra i maschi che non tra le femmine proprio perché questo genere di malattia è dovuto a difetti genetici del cromosoma X. E questo ci introduce ad un'altra importante funzione del cromosoma X. Questo cromosoma è in grado, tra l'altro, di costruire e far funzionare quelle attività cerebrali superiori che fanno la differenza tra i mammiferi e gli altri animali o tra l’uomo e altri mammiferi sia pure molto evoluti come le scimmie. Sarebbero state proprio delle mutazioni, dei cambiamenti avvenuti in alcuni geni del cromosoma X, a permettere all’uomo di sviluppare capacità tipiche della nostra specie come pensare razionalmente, parlare, scrivere, comporre musica, avere una coscienza di sé e naturalmente poter studiare i proprio geni. Il cromosoma X non è solo questo, infatti diverse malattie come il già citato ritardo mentale e ancora una forma di distrofia, il daltonismo e, sembra, alcuni tipi di tumore sono dovuti a difetti in questo cromosoma e quindi la speranza è quella di poter capire meglio e possibilmente curare e guarire le persone ammalate. Ma a parte questo, ci sono aspetti del cromosoma X che sono davvero intriganti. Prima dicevamo che nelle donne solo una delle due copie del cromosoma è attiva. Ebbene non è veramente così, perché in realtà alcuni geni della copia non attiva - circa il 10/15% - in realtà funzionano. Che cosa vuol dire, nell’ambito della differenza tra i sessi, che nel maschio siano attivi i geni del suo cromosoma X mentre nella femmina sono attivi i geni di una copia del cromosoma più una piccola parte di quelli dell’altra copia del cromosoma? Insomma questo cromosoma X è un universo che sta dentro di noi tutto da scoprire! E se intanto volete vedere una conseguenza del funzionamento del cromosoma X, ammirate il mantello dei gatti di razza calico o tartaruga, quei gatti con chiazze variamente mescolate di color bianco, nero e rosso. A seconda di quale copia del cromosoma X è stata inattivata e in quale numero, le mescolanze dei tre colori variano da gatto a gatto. Naturalmente sono solo variazioni che si possono vedere nelle femmine!

domenica 29 aprile 2012

come funziona il metodo del Carbonio 14

Provo ad inserire un pezzo di programma del 2006, da "Il Gatto Di Schroedinger", dove Marco Cagnotti parla agli ascoltatori del metodo del Carbonio 14. La chiacchierata si trova a questo indirizzo: http://www.divshare.com/download/17537131-9f2 Per ora non so dare altra indicazione che dirvi di copiare l'indirizzo e di incollarlo su una scheda del vostro Browser. Sono certo però che ci sono metodi più efficienti (per esempio importare il file mp3 direttamente nel blog) Ma non so come si fa!!! Ma, per esempio, potete anche cliccare su "ascolta il Gatto", qua sopra, con lo stesso risultato! Evviva! (ma funzionerà con il prossimo file? Questo è il dilemma...) NOTA: i contenuti dei file mp3 che vorrei inserire nel blog sarebbero più adatti per l'altro mio blog (www.masotti.net) più indirizzato a questioni di carattere scientifico. Il fatto è che lì - per ora - proprio non riesco ad inserire mp3...

domenica 19 giugno 2011

Un po’ di felicità anche per noi sinistrorsi.


Siccome ho un’idea piuttosto restrittiva della felicità, devo registrare l’ora e trenta abbondante vissuta a Palazzo Verbania di Luino in compagnia di 200 persone per lo spettacolo di Antonio Patrucco: “Chi non la pensa come noi” come un momento deliziosamente esaltante.
Già, Antonio Patrucco: chi era costui? Mah, per me era un cabarettista piuttosto efficace che ho visto qualche volta in TV. Ma la TV la vedevo poco, pur lavorandoci (mi sono occupato soprattutto di divulgazione scientifica...).
Ora scopro in Rete che ha fatto molte “apparizioni” televisive e dovrebbe essere molto conosciuto anche al grande pubblico. E se facesse il grande salto che fece Gaber alla fine degli anni ’60? Mi sembra – e sogno - che il suo futuro possa essere il teatro-canzone. Il contatto con la gente lo esalta e si dedica al pubblico con molta generosità, la voce (ieri sera ha interpretato delle canzoni di di Georges Brassens) è bella, profonda  e calda, le qualità di monologhista su contenuti incisivi le conoscevo già. Insomma, ho vissuto una serata molto, ma molto, piacevole. E ho scoperto nuove canzoni del cantautore francese che forse può essere considerato il padre putativo di tanti cantautori francesi e italiani e non solo. Del resto Brassens ne aveva scritte tantissime, di canzoni. Auguri, Antonio, e grazie!
a chi interessa: www.albertopatrucco.it
ma soprattutto: http://www.youtube.com/watch?v=QOlWNs2ptmI 

giovedì 16 giugno 2011

Polemiche eterne


Da VareseNews del 15 giugno.
Il Partito Democratico ha scelto il suo capogruppo al Comune di Varese. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, ha indicato Fabrizio Mirabelli, 43 anni, che è stato il primo degli eletti tra i consiglieri.
Mirabelli (che non ha partecipato alla votazione) ha ottenuto 4 voti rispetto al solo voto ottenuto da Luisa Oprandi (che non ha ugualmente partecipato alla votazione). Luisa Oprandi era il candidato sindaco, come si ricorderà.
Dichiarazione di Mirabelli: «Ringrazio Luisa Oprandi e i colleghi e amici per l’importante ruolo che hanno voluto affidarmi. Mi sento parte di una squadra eccellente, che intende dare il massimo impegno a favore di Varese. Faremo un’opposizione attenta e rigorosa – aggiunge – senza demagogia, ma senza sconti».
La dichiarazione di Luisa Oprandi è questa: «E’ ora di mettere da parte tutte le ansie di questi giorni e di lavorare tutti insieme e seriamente per la costruzione di una vera alterativa a Varese. Il progetto di città che abbiamo presentato nel programma elettorale è un patrimonio di tutta la coalizione, per questo terremo conto anche dell’esigenza di una forte collaborazione con Sel, Italia dei valori e con la lista civica».
Con Mirabelli hanno votato gli esponenti della corrente di Daniele Marantelli, Conte e Corbetta, ma anche Miedico e Infortuna che alle regionali sostennero Alessandro Alfieri. Con la Oprandi si è invece schierato Andrea Civati dei rottamatori. Per come conosco i due, (abbastanza), la scelta di Mirabelli è la più razionale, ma allora perché non era stato anche candidato sindaco? comunque, come sempre dentro questo partito che aveva sollevato tasnte speranze, almeno in me, sono stati giorni pieni di tensione e il clima rimane un pochino teso, dice VareseNews. Non mi dispiace di essermi messo da parte. Darò più attenzione al mio orto...

domenica 12 giugno 2011

Ricomincio a scrivere

Ho avuto molte cose da fare e purtroppo ho trascurato la scrittura. Ora la riprendo, perché cose da dire e su cui riflettere ce ne sono. La prima è che chi andasse alla festa del partito democratico della Schiranna e mi cercasse il libreria, non mi troverà. Ci ho lavorato per due anni: il primo anno abbiamo superato di poco il pareggio dei conti (l'anno prima, mi dissero, era andata peggio). Lo scorso anno, poi, abbiamo fatto boom. Un giro d'affari di quasi 8.000 euro con un introito per il PD superiore ai 3.000 euro. Merito mio? Anche. In libreria sono circolati 20 volontari, ma certamente nessuno con le mie presenze e comunque la gestione informatica delle vendite e l'organizzazione in generale era opera mia. Quest'anno neanche mi hanno chiamato. Perché? Credo per un disguido legato al fatto che abbiamo venduto anche 600 euro di libri dell'ARCI e 300 euro spettavano all'ARCI, a seguito di accordi verbali che poi non sono stati mantenuti dalla dirigenza della festa (in primis Bassano Falchi, responsabile operativo della festa, e Luisa Oprandi, responsabile della commissione cultura, poi candidata sindaco a Varese). Dicono che non ho fornito loro le informazioni necessarie, ma io credo che non sia vero e che semplicemtne hanno chiuso i conti del 2010 dimenticandosi dell'obbligo nei confronti di ARCI. Io sono nella segreteria provinciale dell'ARCI e mi sono molto seccato. Ma questo giustificava il fatto che non chiedessero il mio lavoro anche quest'anno? Non so. Io ho comunque molte altre cose da fare e non ho particolari problemi, ma mi chiedo: può un partito fare a meno di validi collaboratori, anche se talvolta possono essere scomodi? Credo che la pratica individualistica nei partiti della sinistra sia molto superiore a quello che comunemente si pensa. Del resto i risultati elettorali, nella storia di questo territorio stanno lì a dimostrarlo.

 Magritte. (L'individualismo conduce all'involuzione culturale - kulturkarma.com)

martedì 28 dicembre 2010

BUON 2011

La vita non è uno scherzo, / prendila sul serio / come fa lo scoiattolo, ad esempio, / senza aspettarti nulla / dal di fuori o nell'al di là. /
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo, / prendila sul serio / ma sul serio a tal punto / che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate, / o dentro un laboratorio / col camice bianco e grandi occhiali, / tu muoia affinché vivano gli uomini, / gli uomini di cui non conoscerai la faccia, / e morrai sapendo /
che nulla è più bello, più vero della vita.

La vita non è uno scherzo, / prendila sul serio / ma sul serio a tal punto / che a settant'anni, ad esempio, / pianterai degli ulivi / non perché restino ai tuoi figli, / ma perché non crederai alla morte, / pur temendola, /
e la vita peserà di più sulla bilancia.


Nazim Hikmet, turco, comunista, morto

venerdì 15 gennaio 2010

per contare - lettera su una delusione e una speranza

Non contiamo niente. Andiamo a votare e han già deciso cosa andiamo a votare. L’economia globale viene realizzata ad alti livelli e noi non contiamo niente. Parlano di riforme e non gli interessa sapere quello che vorremmo noi. Molti giovani snobbano la politica come se fosse cosa che non li riguarda, mentre sappiamo bene che non è vero.
Allora se a quei livelli non contiamo niente, non c’è speranza? NON E’ COSI’: Ci sarebbe, se almeno un certo numero di noi, moltitudine anonima che non va in televisione (e quindi non dovrebbe esistere secondo i mass media dei signori del mondo e dell’Italia) si rendesse conto che C’E’ UNA STRADA: quella della “democrazia partecipata”. Chi ha detto che non possiamo essere protagonisti nei nostri villaggi, nella ristretta cerchia dei quartieri, nel modo di avere relazioni con i produttori del nostro territorio, nel modo di consumare, nel modo di trovarci assieme per discutere fraternamente, nel modo di controllare i nostri rappresentanti, almeno quelli che ci sono vicini?
La democrazia partecipata ha una forza enorme, perché dal basso (molto basso) si può pian piano arrivare anche molto in alto, ma parecchi, tra noi, noi non se ne accorgono o non se ne vogliono accorgere.
Preferiscono piangere in greco, e in arabo, sulla cattiveria dei nostri avversari ideologici e sui mali che affliggono il mondo, specialmente quelli sui quali non possiamo incidere direttamente, come il famoso debito pubblico.
Siete cosi’ anche voi, cari amici iscritti e simpatizzanti del partito democratico delle alte valli varesine? Io penso di no, ma questa sera sono molto triste, anche se non rassegnato (infatti vi scrivo): dopo piu’ di un mese che non ci incontravamo, speravo di vedervi numerosi alla riunione di circolo... Eravamo in due (piu’ uno che si è giustificato per il lavoro). E avrei avuto molte cose da dire. E avrei voluto ascoltare il vostro parere. Penso e spero che la non partecipazione sia legata ai tempi ristretti di convocazione.
Allora qualcosa di quello che avevo da dire ve lo dico qui e vi invito a partecipare ad un nuovo incontro, martedi’ 19 gennaio, questa volta con un possibile candidato per le elezioni regionali. Alessandro Alfieri, uno del territorio, una persona che ci dirà perché si candida e cosa intende fare, anche per noi. Martedi’ 19 alle 20,45, nella sede della Pro Loco di Cugliate, in via Filippini 4.

Quanto all’ordine del giorno di questa sera, c’era da parlare della nuova sede. Ci è offerto un locale atto a contenere i nostri archivi, a fare da “centro di informazione” e da centro di istruzione (per esempio di informatica) oltre che a contenere riunioni non troppo numerose in COMODATO GRATUITO tramite l’Associazione Culturale Il Circolino.
Abbiamo richiesto degli spazi murali a Ponte Tresa per delle bacheche dove attaccare avvisi informativi e riflessioni di partito. Il sindaco dà una propria disponibilità. Faremo lo stesso negli altri Comuni del Circolo.
Abbiamo richiesto ai sindaci di Marchirolo, Cugliate e Ponte Tresa informazioni per una ricerca sulle politiche sociali dei tre comuni. Spero che ci diano delle risposte entro la fine di gennaio.
Aderisce al direttivo del circolo anche Andrea Barbi, aggiungendosi cosi’ a me, a Roberto Muscas, Andrea Truda e Luca Mesiti. Vi segnalo che secondo il mio parere chiunque puo’ dare un suo contributo alle attività concrete del direttivo, basta segnalarsi. La prossima riunione del direttivo è convocata per martedi’ 26 gennaio. Il posto migliore per una riunione ristretta al momento è casa mia, in via Tavazza 5, inizio alle 20,45.
Ma sono in arrivo le elezioni regionali (21-22 marzo) e – a mio parere ancora piu’ importante – il congresso provinciale del partito (si presume in aprile). Su queste, oltre che martedì prossimo 19 gennaio, discuteremo nelle previste riunioni di circolo il 22 gennaio a Cugliate e il 12 febbraio a Marchirolo. A partire da febbraio potremo richiedere alla biblioteca comunale di Ponte Tresa un locale per un paio di incontri. Vorrei che qualche pontetresino (si dice cosi’?) si assumesse il compito di organizzarli.

A presto e – vi prego – fate uno sforzo per partecipare. Vi prometto che ne varrà la pena! Un caro saluto da Vincenzo Masotti.

sabato 9 gennaio 2010

ARRIVA IL 2010. Giovani, andate a zappare la terra! Ma...

Come augurio per il prossimo anno vorrei riportare alcuni concetti venuti fuori nella trasmissione "Parla con me" del 27 novembre scorso. Ospite di Serena Dandini e Dario Vergassola, Carlo Petrini fondatore di Slow Food, ma soprattutto fondatore e animatore di "Terra madre" (vedi http://www.terramadre.info/ vedi anche il bellissimo documentario di Ermanno Olmi: "Terra Madre" http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=58066 ).
Nel mondo produciamo cibo per dodici miliardi di viventi, siamo 6,2 miliardi e un miliardo muore. Vuol dire che più della metà del cibo che produciamo viene buttata nella spazzatura. In Italia si buttano 4.000 tonnellate di cibo all'anno, negli Stati Uniti 22.000 tonnellate e così via.
Allora si usa smodatamente la chimica, si usano smodatamente i terreni, si consuma smodatamente la natura per produrre di più, ma senza risultati, perché distruggere suolo, biodiversità, acqua, ecc. vuol dire autodistruggerci.
Cosa fanno i nostri dirigenti mondiali? Secondo il direttore della FAO basterebbero 44 miliardi di dollari all’anno per eliminare la fame del mondo. Lo scorso anno in due mesi la comunità mondiale ha trovato 2.000 (duemila) miliardi di dollari per le banche (per far riprendere l’economia, si dice). Pare esserci un certo squilibrio, vero?
Secondo Carlo Petrini la speranza contro le tre crisi, finanziaria, ambientale ed energetica è legata ad un nuovo paradigma che non sceglie più il consumo fine a sé stesso. Il consumo per il consumo. Il consumo non risolverà le crisi. Ci vuole molta più attenzione all'economia locale e occorre stabilire una nuova dimensione tra produttori e consumatori.
153 paesi, in Terra Madre, sono in rete. Potrebbero cambiare realmente l’economia della terra? L’idea forte è appunto quella di difendere l’agricoltura locale e la distribuzione ravvicinata tra produttore e consumatore. Il vero bisogno è una democrazia PARTECIPATIVA.
Ormai noi cittadini contiamo poco o niente. Andiamo a votare e han già deciso cosa andiamo a votare. I nostri problemi economici dicono che li risolve l’economia globale ad alti livelli. Noi non incidiamo su queste scelte, dobbiamo tornare ad essere protagonisti, nei nostri villaggi, nel rapporto città-campagna, nelle scelte fatte come consumatori, nel "nostro piccolo". La democrazia partecipativa avrebbe una forza enorme.
Conteranno le scelte delle nuove generazioni, ma ci vogliono gratificazioni per i giovani! Si vuole spendere sempre di meno quando già la retribuzione dei contadini è troppo bassa. Come potrebbero diversamente i giovani interessarsi all’agricoltura? La popolazione attiva in campagna ovviamente diminuisce (era il 50 per cento settanta anni fa, ora raggiunge a malapena il tre per cento e la metà ha più di 60 anni). Ma dato che noi non mangiamo computer, ci vuole un riconoscimento del lavoro che produce la materia per vivere. Ci vuole una gratificazione per chi fa il cibo. Oggi la modernità è pagare bene il contadino. O preferiamo spendere di più per le medicine o per le cure dimagranti piuttosto che per il cibo (buono)? La cosa sta già avvenendo.
Ecco, io non so quanto queste ricette di Petrini siano veramente efficaci e risolutive, pero' mi sembrano piene di buon senso... E siccome le grandi equazioni economiche non ci hanno certo reso migliore la vita, perché non provarci con meccanismi alla nostra portata?
GIOVANI! ZAPPARE LA TERRA RAPPRESENTA UN BUON FUTURO PER VOI!, lo ha detto come battuta di spirito Dario Vergassola, battua forse non originale, ma intanto leggetevi l'ultimo libro di Carlo Petrini:
"Terra Madre, come non farsi mangiare dal cibo" Editore Giunti-Slow Food.
Un viaggio che parte dall'esperienza di Terra Madre e delle sue comunità per ragionare attorno ai temi su cui è impegnata l'Associazione Slow Food prospettando una futura centralità della rete di Terra Madre rispetto alle politiche agro-alimentari fallimentari. In allegato al libro c'è un DVD dal titolo "Gente di Terra Madre", un filmato di 25 minuti con le piu' belle immagini di Terra Madre 2008. Costa 12 euro. 10 per i soci Slow Food.
Vincenzo Masotti.

giovedì 7 gennaio 2010

IL PARTITO DELL'AMORE E 1984 DI GEORGE ORWELL

Vogliamo andare a leggerci il libro di George Orwell, “1984”?
Potremo scoprire che il ministero addetto alla rieducazione forzata dei cittadini riottosi portava già allora il significativo nome “di ministero dell'amore"...

“Fra tutti il ministero dell’Amore era quello che incuteva un autentico terrore. Era assolutamente privo di finestre. Accedervi era impossibile, se non per motivi ufficiali, e anche allora solo dopo aver attraversato grovigli di filo spinato, porte d’acciaio e nidi di mitragliatrici ben occultati. Anche le strade che conducevano ai recinti esterni erano pattugliate da guardie con facce da gorilla, in uniforme nera e armati di lunghi manganelli…”

domenica 20 dicembre 2009

Processo breve? Obiettivo raggiunto: non ci sono piu' matti



Rendere la magistratura inefficiente ed inefficace sembra essere il principale obiettivo dei "berluscones". Obiettivo raggiunto. Tempo fa il "leader eletto dal popolo" aveva affermato che per fare il lavoro di magistrato bisogna essere "mentalmente disturbati". In parole povere bisogna essere matti.
Bene. Di matti non ce n'è piu'. L'ultimo concorso per nuovi pubblici ministeri non ha permesso di coprire i vuoti nelle sedi di tutta Italia, ma soprattutto nel Mezzogiorno, dove le carenze di PM in prima linea contro la criminalità organizzata toccano il 90 per cento (!!!).
Su 197 posti disponibili, un po' in tutta Italia, ben 116 sono rimasti del tutto privi di candidati. Di 96 Procure, 49 sono rimaste del tutto scoperte. Esempio massimo: nell'ufficio simbolo della guerra alla mafia, Palermo, mancano 16 posti: nessuna candidatura. Poi a Catania ci sarebbero stati 8 uffici di sostituto a disposizione: nessuna candidatura. A Messina, 5 posti: nessuna candidatura. E cosi' via. Enna, Mistretta e Sciascia sono destinate a chiudere perché tra breve non ci sarà nessun magistrato a condurre inchieste.
I processi saranno brevi, perché non ci saranno. Dove sono i successi contro la mafia vantati da Maroni (ministro dell'interno) e Alfano (ministro della giustizia)?

martedì 17 novembre 2009

OBIETTIVI NON RAGGIUNTI

Questo blog era partito, 18 mesi fa, con lo scopo di fare campagna elettorale per il Partito Democratico e per il nostro candidato in questo collegio, Andrea Truda.
Si voleva dare un contributo per un innalzamento del livello culturale, sociale ed economico del territorio. Si voleva un partito davvero nuovo, essenziale per un'Italia davvero nuova.
Tutti obiettivi che NON sono stati raggiungi, salvo qualche risultato marginale.
In particolare il blog non ha potuto approfittare del contributo - sperato - di almeno qualche cittadino. Io stesso, ad un certo momento della mia (breve) parabola politica, ho mollato per alcuni mesi l'attività in loco dedicandomi soprattutto ad iniziative di volontariato o di manovalanza militante (come è stato per la cura della libreria alla Festa della Schiranna, l'organizzazione della festa Montherbora a Montegrino o l'attività in alcune cooperative culturali). Oltre ad influenze esterne negative, che hanno triturato il mio entusiasmo, e qui devo citare la signora che ha gestito l'ideazione-organizzazione del sito provinciale del partito, la quale alla mia offerta di collaborazione ha risposto con un'arroganza che credevo propria delle persone di destra: "io ho già il mio team!" (chi visita il sito da un anno a questa parte può valutare il risultato di questa arroganza) oltre alle influenze esterne, dicevo, alla base del mio collasso politico transitorio sta certamente anche la mia grande inesperienza e incapacità di coinvolgimento politico degli altri.
Ma la candidatura di Ignazio Marino, alcune idee portate avanti dalla sua mozione e soprattutto l'entusiasmo del gruppo che nella provincia ha sostenuto il "chirurgo-senatore" e con il quale ho lavorato, mi ha ridato molta fiducia e voglia di fare.
Per questo riprendo l'attività del blog in prima persona, senza far passare per idee di un gruppo quelle che per ora sono mie idee personali, ma sempre con la speranza di coinvolgere piu' persone alla circolazione delle informazioni, alla elaborazione di pensieri e alla partecipazione ad attività costruttive che - almeno! - limitino i danni che Berlusconi e i suoi fans stanno facendo al paese. Fino a tempi migliori...
Vincenzo Masotti

lunedì 15 settembre 2008

- una lettera di Margherita Hack sul Lodo Alfano (censurata)

Questo testo è stato inviato alla rivista Micromega dalla nota astronoma Margherita Hack: "lo scorso luglio ho mandato una lettera aperta a Napolitano a Corriere, Stampa, Repubblica, Unità e Piccolo di Trieste. Che io sappia nessuno l’ha pubblicata. Lettera aperta al Presidente Napolitano Caro Presidente, ho sempre avuto grande stima per Lei e per la sua lunga militanza democratica. Perciò non capisco come abbia potuto firmare a tambur battente una legge indegna di un paese democratico come il lodo Alfano. Lei dice che la sua firma è stata meditata, e forse intendeva dire che lo considerava il male minore. Ma io, e come me molti italiani che hanno ancora la capacità di indignarsi di fronte alle violazioni della Costituzione da parte di una destra arrogante, non capiscono come sia possibile varare una legge apertamente incostituzionale. La Costituzione afferma che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, e quindi anche senza essere giuristi, non si capisce come quattro cittadini siano più eguali degli altri (e migliaia meno eguali, come i clandestini, che, se delinquono subiscono un aggravio di condanna). Scandalizza l’impudenza di Berlusconi, che appena varata la legge esclama: finalmente libero dalla persecuzione della magistratura. Non si configura in questa frase un oltraggio alla magistratura? Per quanto ne so, Lei aveva trenta giorni di tempo per firmare, poi avrebbe potuto rimandare alle camere la legge per sospetta incostituzionalità, e solo dopo il secondo riesame avrebbe dovuto comunque firmarla. Io credo che per amor di pace non si debba essere troppo acquiescenti con una destra antidemocratica. E’ già successo una volta, ottantasei anni fa." Margherita Hack (8 settembre 2008)

domenica 14 settembre 2008

- Il genio della Giustizia Angelino Alfano

I detenuti in Italia sono quasi 60.000 e le carceri ne possono contenere al massimo 45.000. Ora noi abbiamo un ministro della giustizia (delle carceri?) che è un vero genio. Ecco cosa ha proposto il giureconsulto di scuola agrigentina per risolvere il problema delle carceri (l’indulto di Mastella, votato due anni fa da una parte del centro-sinistra e da una parte del centro-destra, che pretese che fosse di tre anni per risolvere il problema Previti... non è evidentemente servito a nulla): 1) Mettiamo il bracciale elettronico ad un certo numero di detenuti, diciamo un 7.400. 2) Espelliamo i detenuti stranieri. Bene: 1) il bracciale elettronico era stato sperimentato da un altro genio della giustizia, il leghista Castelli, tra il 2003 e il 2005 (400 braccialetti per il costo di 11 milioni di euro...), ma la sperimentazione naufragò. Perché la centralina che conferma la presenza del detenuto in casa salta quando viene spolverata o sfiorata da un bambino o se il detenuto si immerge in una vasca da bagno o se scende in cantina. Le forze di Polizia non ne hanno voluto più sapere di quell'aggeggio. Se poi il ministro invece di sperimentarlo su 400 volesse mettere in atto questo geniale provvedimento per 7-8.000, come ha promesso, la spesa salirebbe almeno a mezzo miliardo di euro (c’è chi dice 3 miliardi, ma forse è una previsione eccessiva). Un’idea senza né capo né coda. Bene: 2) vediamo l’espulsione dei “delinquenti” stranieri. Se si usa il foglio di via, uno passa la frontiera oggi e ritorna domani, altrimenti bisogna “accompagnarlo” al suo paese e per questo bisogna trovare i soldi per pagare il biglietto a migliaia di persone. Ma non solo il biglietto, anche il costo della sua eventuale prigionia nel paese d’origine. A parte il messaggio che si dà in questo modo (se delinqui ti mando via, mentre i delinquenti italiani li punisco e li metto in prigione...) cosa risolverebbe l’iniziativa del nostro ministro? Toglierebbe un 4-5.000 persone da carceri che sono sovraffollate di 15.000 unità (e le previsioni, ma queste sono scientifiche, dicono che il sovraffollamento aumenterà di altre 15-20.000 unità entro i prossimi due anni). Trovate informazioni più dettagliate a questo indirizzo: http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/print/2016103.html Ma chi è questo giovane siciliano divenuto ministro tra la sorpresa generale e noto per il famoso Loda (pardon, Lodo) Alfano che ha reso intoccabile il presidente del Consiglio e le altre maggiori cariche dello Stato? Nel febbraio del 2002 un video (acquisito dalla Procura di Palermo) girato alla festa di nozze della figlia del capomafia di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, mostrava il giovane deputato nazionale di Forza Italia, Angelino Alfano, baciare il capomafia. Di fronte a questa esperienza, Silvio si è dovuto inchinare e nominare subito Angelino ministro. Chi meglio di lui può combattere la mafia ? (fonte: http://ilpopolosovrano.splinder.com/post/18116218/Parliamo+di%3A+Angelino+Alfano ) Vincenzo Masotti

lunedì 8 settembre 2008

- Fini, il fascismo e il governo Berlusconi

di Raniero La Valle Era uno scandalo che il ministro della difesa, celebrando la resistenza romana dinnanzi al presidente della Repubblica, avesse ripreso il tema dell’equivalenza tra antifascisti e repubblichini di Salò, i quali avrebbero combattuto anch’essi credendo di difendere la patria. Uno scandalo perché se il ministro della difesa non sa distinguere tra vera e falsa difesa della patria, quale patria oggi sarebbe pronto a difendere? Altrettanto inquietante era stata la rivalutazione del fascismo, a parte gli ebrei, fatta dal sindaco di Roma. Se per giudicare un regime nefasto si distingue tra male assoluto e relativo, riservando la condanna al solo male assoluto, allora nessun regime potrebbe essere condannato, perché il male assoluto, grazie a Dio, non esiste, quando perfino ad Auschwitz, come ci ha mostrato Roberto Benigni, si può dire che “la vita è bella”, se può fiorirvi l’amore anche di uno solo. Dopo il fermo rimprovero del Presidente Napolitano, in difesa della Costituzione, Gianfranco Fini è corso ai ripari, rivendicando i valori dell’antifascismo, che dovrebbero essere fatti propri anche dalla destra; anzi è proprio perché non c’è stata una destra in grado di riconoscersi nei valori antifascisti, secondo Fini, che “libertà, uguaglianza e giustizia sociale”, che sono i fondamentali postulati costituzionali, hanno avuto vita difficile in Italia. Tutto bene allora? Certamente è bene che a rivendicare le radici antifasciste della Repubblica, sia proprio il leader di quella destra che del fascismo si era presentata come erede. Ma al di là della disputa storica sulla periodizzazione del fascismo, e dell’opportunismo politico che può aver ispirato la presa di posizione di Fini, resta il fatto che la questione del fascismo è ancora aperta in Italia, ed è proprio la destra a rendere legittima una interpretazione della politica italiana in termini di fascismo o antifascismo. È una constatazione importante, perché finora tutti i tentativi di denunciare come fascismo le linee maestre dell’azione politica di Berlusconi, o il razzismo della Lega, e l’allarme sul pericolo fascista insito nelle riforme delle leggi elettorali e della stessa Costituzione, sono stati bollati come ideologici e insostenibili, con l’argomento che la storia non si ripete e in nessun caso in Italia potrebbe riprodursi una sciagura come quella fascista. Invece potrebbe ripetersi, ed è proprio la destra di governo a risuscitarne il fantasma. Certo il fascismo non tornerebbe con le camicie nere e l’olio di ricino (oggi si usano le spranghe), ma al di là delle forme, c’è un contenuto profondo del fascismo, un classismo ontologico, un’antropologia della disuguaglianza, una concezione esclusivista del potere, un primato della forza e, non ultimo, un culto del denaro, che fanno del fascismo un archetipo politico che sottende e può esplodere in qualsiasi società. L’antidoto è la cultura, l’informazione, l’educazione a uno spirito non gregario, la dignità della critica, la pace con i vicini e la pace con i lontani; ed è per questo che il fascismo arriva con la denigrazione della cultura, con la lotta contro la scuola, con la omologazione mediatica dei cittadini, con l’esaltazione della capacità comunicativa come capacità di governo, con la costruzione del nemico, con l’appello alla paura. L’esperienza storica è che il fascismo si prepara molto tempo prima che si impadronisca del potere, quando ancora non si immagina che la strada imboccata porti a quell’esito. Per questo i costituenti presero le loro precauzioni, vollero una Costituzione non “afascista”, ma antifascista; dove l’antifascismo non stava nelle norme transitorie e nel divieto della ricostituzione del partito fascista, e nemmeno nell’affermazione puramente formale delle libertà. Esso stava invece nel disegno e nella concezione stessa dello Stato; e si può dire che il discrimine fosse proprio nell’articolo 3 della Costituzione, laddove si attribuisce alla Repubblica un compito a cui lei sola è obbligata: quello di operare in positivo per rompere i condizionamenti economico-sociali che ostacolano o impediscono la libertà, l’eguaglianza, lo sviluppo personale dei cittadini e la loro effettiva partecipazione all’organizzazione del Paese. Da qui discendono due concezioni dello Stato. Se l’ideale è uno Stato minimo, più mercato e meno Stato, uno Stato senza soldi, meno tasse per tutti, quei compiti non li potrà assolvere. Ancora peggio, se uno Stato che ha bisogno del gettito fiscale per la scuola pubblica, per la giustizia, per la sicurezza, per lo sviluppo del Sud, per gli investimenti strutturali, e magari anche per l’Alitalia, per i treni, per i beni culturali, viene accusato di “mettere le mani in tasca agli italiani”, è chiaro che non potrà creare le condizioni di una convivenza giusta e pacifica, e non gli rimarrà che spendere i soldi che gli restano per la repressione e per le carceri. Ma è appunto da qui che nasce il fascismo, ed è qui che la politica stessa è fascismo. L'articolo uscirà sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, "Rocca"

domenica 7 settembre 2008

domenica 31 agosto 2008

- l’inganno del taglio delle tasse. Paga Pantalone!

Non è neanche il caso di ricordare che il centro-destra aveva promesso, e non mantenuto, di tagliare le tasse tra il 2001 e il 2006. Non è neanche il caso di notare che il centro-destra alle elezioni del 2008 ha promesso, e non mantenuto, di tagliare le tasse. Ma come, dirà qualcuno, e il taglio dell’ICI per la prima casa? Vediamo: intanto l’ICI era stata tagliata già da Prodi per il 40 per cento, ma la questione è un’altra. La questione è che sono state tolte risorse ai Comuni. E allora questi che fanno? Ma perbacco, si indebitano, è ovvio. Negli ultimi dieci anni gli Enti Locali hanno emesso obbligazioni nella misura dell’870 per cento in più (ottocentosettanta per cento...) rispetto al 1998. Debiti per giunta avvelenati da una valanga di derivati: 35 miliardi in valore (fonte “La Repubblica” del 28 maggio 2008, pagina 13). I derivati sono una sorta di assicurazione su un’operazione finanziaria. Nati per ridurre o eliminare il rischio associato ad alcune variabili - per esempio i tassi di interesse, i cambi tra le valute, i prezzi delle materie prime - hanno finito per diventare prodotti finanziari altamente speculativi e molto complessi. In sostanza - dicono gli esperti - si tratta di “scommesse” pure e semplici, giocate da persone che quasi mai conoscono i meccanismi del gioco. Un po’ come il Lotto, che tanti italiani si ostinano a giocare, ignari del fatto che le probabilità di vincita sono le più basse di qualsiasi altra lotteria. Gli effetti dei derivati possono essere disastrosi (vedi scandalo Parmalat) e in genere si vedono solo dopo diversi anni. Così (si vada a vedere la trascrizione della trasmissione “Report” del 14 ottobre 2007 all'indirizzo www.report.rai.it) capiterà che per molte nuove amministrazioni dei prossimi anni arriverà la sorpresa di debiti accumulati dagli amministratori precedenti. Una follia. Il debito pubblico degli Enti Locali, dieci anni fa, corrispondeva allo 0.7 per cento del debito pubblico nazionale. Oggi corrisponde al 7 per cento. Sostanzialmente, molti dirigenti politici, purtroppo non sempre solo quelli di centro-destra, giocano a spostare i debiti da una parte all’altra e alla fine paga Pantalone, cioé noi contribuenti. Un esempio clamoroso, ma poco pubblicizzato da questo punto di vista, sarà la vendita dell’Alitalia, sempre che avvenga. La compagnia aerea nazionale - carica di debiti - verrà divisa in due compagnie. La parte “buona” verrà venduta ai privati (che ci faranno su profitti). La parte “cattiva” (Bad Company) quella con i debiti, non si sa che fine farà, ma si sa che i debiti verranno pagati dallo Stato, cioé da noi. Berlusconi è stato bravo a servirsi dell’Alitalia nella campagna elettorale? Eh sì, è molto bravo a prenderci in giro... La sua popolarità sarebbe la stessa se la gente fosse più informata e colta? Scuola, se ci sei, batti un colpo! Ma forse no, il ministro si chiama Mariastella Gelmini, è bresciana ed è andata a fare l'esame da avvocato a Reggio Calabria e si guarda bene dallo spiegare il perché. Vincenzo Masotti

venerdì 15 agosto 2008

- coraggio: c'è di peggio

- La truffa dell'immondizia rimossa

(da Micromega) di Pancho Pardi Il governo è la televisione. Ciò che si vede c’è, ciò che non si vede non c’è. La ripulitura del centro viene continuamente rappresentata e nella messa in scena scompaiono i suoi caratteri approssimativi. E pur vedendone l’aspetto precario, gli elettori di centrosinistra non possono non riconoscerla e allo stesso tempo devono ammettere la disastrosa insufficienza della classe dirigente di centrosinistra che ha lasciato marcire la situazione oltre ogni limite immaginabile per poi consegnare al mago la possibilità di usare la sua bacchetta magica. Se ha senso ora collaborare col governo perché non l’hanno fatto prima quando il governo era nostro? Perché hanno rinviato a dopo ciò che dovevano fare subito? Ora viene messa in scena la pulizia napoletana ma la regione resta invasa e inquinata. Discariche aperte d’autorità e militarizzate accolgono la spazzatura urbana e non si sa quanto ciò possa durare. Altre discariche vengono aperte nei luoghi meno densi di popolazione, meno problematici dal punto di vista del consenso elettorale, ma proprio perciò pregiati come riserve di spazio e di silenzio. La città invia la sua spazzatura lontano da sé e inquina luoghi che da sé non avrebbero mai saputo e voluto inquinarsi. L’Irpinia orientale deve subire gli effetti peggiori di una metropoli che non ha mai saputo trovare la misura per autoregolarsi. Gruppi spontanei testimoniano la realtà incombente della terra dei fuochi. L’area metropolitana è segnata da un reticolo di discariche occasionali, non estinguibili e di continuo rinnovate, dove i fuochi bruciano notte e giorno. I ritratti da satellite forniti da Google lo dimostrano. Vi si brucia di tutto, anche in immediata prossimità di insediamenti e colture. Sotto gli occhi dei tutori dell’ordine, nella piena consapevolezza delle popolazioni circostanti. Il Tg3 vi ha gettato un rapido sguardo. Gliene rendiamo merito, ma si può scommettere che la coltre dell’indifferenza organizzata cercherà di far dimenticare. A maggior ragione va sostenuta l’azione di chi, prima di tutto, esercita il diritto costituzionale all’informazione. Prima ancora di giudicare: raccontare e far vedere. Il compito del cronista indipendente dai poteri resta garanzia fondativa della democrazia. Non ha alle spalle il logo “Centesima visita nella terra dei fuochi” ma fa del suo meglio per mostrare la verità. PS: chi è interessato vada a vedere www.laterradeifuochi.it Si trovano una serie di video, pubblicati su YouTube che dimostrano che l'emergenza rifiuti in Campania non è finita.

venerdì 8 agosto 2008

- la paura del terzo millennio

Forse i nostri discendenti potranno dire con divertimento che la prima decade del XXI secolo era dominata dalla paura. La cosa curiosa è che si tratta di una paura indotta. Non è che la microcriminalità sia cresciuta (la grande criminalità, quella di omicidi, rapine, ecc. è diminuita) ma i mass media ci tempestano di notizie angosciose. E così, eccoci alle norme maroniane che permettono ai sindaci di emanare ordinanze spesso discutibili. Il colmo lo si è raggiunto con la multa comminata ad un lettore di libri, disteso sul prato di un giardino pubblico di una cittadina veneta. Sarà perché era straniero? Per non parlare del coprifuoco nei parchi di Novara o del divieto di stazionare in più di due persone oltre una certa ora. "La fantasia al potere" ha scritto Lidia Ravera, ironizzando su uno slogan del 68 "C'è di che preoccupare anche i più ottimisti. Che cosa si inventeranno i sindaci per compiacere l'arguto ministro? Deportazione di tutti gli stranieri inadeguati allo shopping? Arresto per detenzione di birra non regolarmente consumata con sovrapprezzo ai tavolini del pub? Fermo per adunata sediziosa agli incauti fidanzati che escono con una coppia di amici?" Si teme ogni cosa, ma soprattutto si teme di perdere quel tanto o poco che si ha. Ammesso che quello che si possiede sia qualcosa per cui valga la pena di aver paura. Fateci caso (vedi il blog www.mentecritica.net). Si teme che i propri figli siano bersaglio di cattive compagnie, ma non si fa nulla per educarli a capire. Li si abbandona ai loro passatempi, costosi e preferiti, finché sono abbastanza grandi da doverli raccomandare a qualcuno perché lavorino. Se siamo benestanti, si riesce a fare in fretta, se no si lavora a i fianchi il benestante di turno amico o feudatario cui devolvere la nostra imperitura gratitudine. Questa è la patria dei “dané” e solo quelli contano. Chi ha i “dané” ha paura più degli altri, ma è anche il peggior cattivo che ci sia. Ma RAGIONIAMO SERENAMENTE: la sensazione di insicurezza non nasce dalla crescita (che è molto limitata) dei crimini commessi da rom, extracomunitari di pelle nera, ex-comunisti albanesi o romeni. La paura nasce per l'incertezza della pena, per esempio a causa della legge che manda impuniti gli autori di gravi reati contro la persona per salvare il premier e i suoi amici. Oppure per l'indulto che rimette in libertà gente che non se l'è ancora meritata (Mastella e il centro sinistra saranno capaci di fare "mea-culpa"?) La paura cresce perché non c'è più un codice di valori condivisi (per esempio l'onestà, il rispetto per gli altri, la tolleranza, ecc.) nel quale formare i giovani e perché c'è una classe dirigente troppe volte beccata a intrallazzare, rubacchiare e commerciare all'ombra del proprio potere. Cerchiamo di non farci influenzare troppo. (per la cronaca, il libro che ha provocato la multa di cui sopra era "Cronache corsare" di Pasolini)

martedì 29 luglio 2008

- L'ALTRA CASTA

E' con molto dolore che mi sento di segnalare un libro del giornalista dell'Espresso Stefano Livadiotti: L'altra Casta, privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. Editore Bompiani (costo 15 euro). Perché in fondo il mio primo vero interesse per la poltica è nato nel 1968 in ambito Fiom (lavoravo in una fabbrica metalmeccanica di Casalecchio di Reno), perché credo che i sindacati siano un ganglio necessario ed essenziale della vita sociale del paese. Perché credo che storicamente abbiano molti meriti. Ma quali sindacati? Quali dei 1131 catalogati da una banca dati che si chiama "Unico lavoro"? Quali sindacati? Quelli che si oppongono all'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione (che tra le altre cose prevede che i sindacati abbiano una personalità giuridica e che siano rappresentativi in "proporzione" al numero degli iscritti)? Quali sindacati? Quelli descritti da Mimmo Carrieri della CGIL? Il libro non mi piace, perché non è scritto molto bene (Livadiotti non è Stella...), perché ogni tanto mancano le fonti di notizie importanti, perché mi fa star male. Eppure credo sia necessario leggerlo (ancora non sono arrivto alla fine!) perché non si può nascondere la testa nella sabbia e perché questo sindacato ha bisogno di una profonda riforma. Auguri! Vincenzo Masotti